Il 2025, l’anno che aveva incoronato i metalli preziosi come re incontrastati del mercato, si sta chiudendo con un colpo di scena. La seduta di ieri, lunedì 29 dicembre, ha visto una liquidazione violenta su oro e argento, un evento che gli analisti stanno già catalogando nei libri di storia finanziaria accanto ai grandi crash del passato.
I numeri del crollo
Al suono della campanella di chiusura del COMEX, il bilancio è stato pesante. L’argento, protagonista indiscusso della volatilità, ha lasciato sul terreno l’8,7%, chiudendo a 69,86 dollari l’oncia (contratto future di marzo 2026). Si tratta di un calo nominale di oltre 6,70 dollari in una sola seduta: per trovare una perdita in dollari di questa magnitudo bisogna risalire al 22 gennaio 1980, ai tempi del famoso tentativo dei fratelli Hunt di accaparrarsi il mercato mondiale.
L’oro non è stato risparmiato, subendo un effetto trascinamento che lo ha portato a perdere il 4,5%, chiudendo a 4.325,10 dollari l’oncia e allontanandosi bruscamente dai massimi storici sopra i 4.550 dollari toccati solo pochi giorni prima.
Le cause
Cosa ha scatenato questa vendita massiccia proprio a due giorni dalla fine dell’anno? Gli esperti puntano il dito su una convergenza di tre fattori critici:
- La “stangata” dei margini (leva finanziaria): Il catalizzatore tecnico è stato l’intervento del CME Group, la borsa che gestisce i futures. Con l’avviso Advisory No. 25-393, il CME ha alzato i requisiti di margine iniziale per l’argento a 25.000 dollari per contratto, un aumento di 3.000 dollari effettivo proprio da ieri. Questo ha costretto i trader più esposti a vendere immediatamente per coprire i costi, innescando una spirale di liquidazioni forzate simile a quella vista durante lo “squeeze” dei piccoli investitori nel febbraio 2021.
- L’illusione della pace: Nelle prime ore di contrattazione, i mercati hanno reagito alle notizie di un incontro apparentemente fruttuoso in Florida tra il presidente eletto USA Donald Trump e il presidente ucraino Zelensky. La prospettiva di una pace imminente ha ridotto il “premio di rischio” geopolitico che aveva sostenuto l’oro per mesi. Ironia della sorte, la giornata si è poi complicata con le accuse di Mosca su un attacco di droni, ma il trend di vendita era ormai innescato.
- Prese di profitto stagionali: Con l’argento in rialzo del 140% da inizio anno e l’oro del 65%, molti fondi istituzionali hanno semplicemente deciso di “incassare” prima del 31 dicembre per cristallizzare i bonus di fine anno, approfittando della scarsa liquidità tipica delle festività per amplificare i movimenti.
Un precedente storico
La violenza del movimento di ieri non è inedita, ma è rara. In termini percentuali, il calo dell’argento ricorda molto il 2 febbraio 2021 (-8% circa), quando il mercato punì il tentativo dei social media di manipolare il prezzo. Tuttavia, la dimensione in dollari del crollo ci riporta agli anni ’80, suggerendo che, sebbene i fondamentali di lungo periodo (domanda industriale, deficit fisico) rimangano intatti, la “schiuma” speculativa è stata spazzata via in un solo pomeriggio.
Per gli investitori, il messaggio del mercato è chiaro: anche in un super-ciclo delle materie prime, la volatilità resta l’unica garanzia.





