flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

Cina: surplus record da 1.200 miliardi nonostante la guerra commerciale con gli Usa

Gen 14, 2026 | MacroEconomia

Se l’obiettivo dei dazi occidentali era isolare la fabbrica del mondo, i dati rilasciati questa mattina dall’Amministrazione Generale delle Dogane cinesi raccontano una storia di fallimento e adattamento. La Cina ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale senza precedenti: 1.189 miliardi di dollari (circa 1,2 trilioni). Una cifra monstre, equivalente all’intero PIL di nazioni come l’Arabia Saudita, che segna un aumento del 20% rispetto all’anno precedente.

Eppure, dietro questo numero trionfale si nasconde una frattura profonda nell’economia globale. Le esportazioni dirette verso gli Stati Uniti sono crollate del 20% nell’ultimo anno, vittime della “guerra tariffaria” riaccesa dal secondo mandato di Donald Trump. Come ha fatto dunque Pechino a registrare un record storico proprio mentre il suo più grande cliente le chiudeva la porta in faccia?

Il pivot verso sud

La risposta risiede in una massiccia diversificazione geografica. La Cina ha reindirizzato con successo i flussi commerciali che l’America ha respinto. Le esportazioni verso l’Africa sono esplose del 26%, trainate dalla fame di infrastrutture e beni di consumo a basso costo del continente. Anche il sud-est asiatico (ASEAN), che ora funge sia da mercato di consumo che da hub di assemblaggio intermedio, ha visto un incremento del 13%.

Non è solo una questione di dove la Cina vende, ma di cosa vende. I settori tradizionali come giocattoli e mobili soffrono, ma reparti come veicoli elettrici, batterie al litio e pannelli solari continuano a correre, con l’export di auto che ha segnato un +19,4%, consolidando la Cina come primo esportatore mondiale di automobili per il terzo anno consecutivo.

Il tallone d’Achille interno

C’è però un rovescio della medaglia che preoccupa gli economisti. Il surplus record non è dovuto solo a un export forte (+5,5%), ma anche a importazioni stagnanti (0,0%). La Cina non compra dal resto del mondo. Questo dato rivela la profonda debolezza della domanda interna: con il settore immobiliare ancora in crisi e le famiglie cinesi riluttanti a spendere, l’industria di Pechino non ha altra scelta che riversare la sua sovrapproduzione all’estero.

Un 2026 incerto

Il dato di oggi arriva in un momento di tregua armata. L’accordo commerciale siglato a novembre 2025 tra Xi Jinping e Trump ha evitato il collasso totale dei flussi verso fine anno, stabilizzando i mercati. Nel frattempo, l’Europa ha scelto la via del pragmatismo: proprio questa settimana Bruxelles e Pechino hanno concordato un meccanismo di “prezzi minimi” per i veicoli elettrici, evitando dazi punitivi che avrebbero potuto innescare una guerra commerciale totale.

La Cina ha dimostrato una resilienza straordinaria, aggirando il muro dei dazi americani. Ma la domanda per il 2026 rimane: per quanto tempo il resto del mondo accetterà di assorbire l’eccesso di produzione cinese se Pechino non inizierà a consumare a sua volta?

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

Steve Jobs: non inseguire i soldi

In questa intervista Steve Jobs spiega che chi vuole aprire un’azienda non può farlo soltanto con lo scopo di lucrarci, in quanto il risultato finanziario dell’azienda è la conseguenza di un’idea rivoluzionaria e spesso sono...