La lunga guerra di logoramento tra la Casa Bianca e la Federal Reserve ha raggiunto il suo epilogo venerdì 30 gennaio. Con un annuncio su Truth Social, il Presidente Donald Trump ha formalizzato la nomina di Kevin Warsh a prossimo presidente della banca centrale americana, designandolo come successore di Jerome Powell alla scadenza del mandato prevista per maggio.
Non si tratta di un semplice avvicendamento. La scelta di Warsh, 55 anni, ex banchiere di Morgan Stanley e già governatore della Fed (il più giovane della storia) tra il 2006 e il 2011, segna una rottura netta con la tradizione. Definito da Trump come un uomo uscito dal “central casting” per presenza e carisma, Warsh porta con sé un programma che lui stesso ha definito di “cambio di regime” (regime change).
La dottrina Warsh
Il cuore della visione di Warsh, e il motivo per cui è riuscito a riconciliare la sua storica fama di “falco” anti-inflazione con la richiesta di tassi bassi di Trump, risiede in una scommessa audace sull’economia dell’offerta. Warsh sostiene che gli Stati Uniti siano alla vigilia di uno shock di produttività senza precedenti guidato dall’Intelligenza Artificiale.
Secondo questa teoria, l’aumento dell’offerta di beni e servizi generato dall’IA abbatterà naturalmente i prezzi, rendendo l’inflazione meno pericolosa di quanto dicano i dati passati. Questo permetterebbe alla Fed di tagliare i tassi aggressivamente per sostenere la crescita, senza temere una spirale dei prezzi. È una critica diretta all’approccio “data dependent” di Powell, accusato da Warsh di guidare l’economia guardando lo specchietto retrovisore invece che i segnali di mercato in tempo reale.
Indipendenza a rischio?
Il punto più controverso della nomina riguarda l’indipendenza istituzionale. Warsh ha proposto un “Nuovo Accordo Fed-Tesoro” (ispirato a quello del 1951), suggerendo che le due istituzioni debbano coordinarsi strategicamente per gestire il bilancio statale e il debito, evitando di lavorare a “scopi incrociati”. Per i critici, come l’ex Segretario al Tesoro Larry Summers, questa proposta è un cavallo di Troia che potrebbe portare alla “dominanza fiscale”, dove la politica monetaria diventa serva delle necessità di spesa del governo. Tuttavia, i sostenitori vedono in Warsh, forte dei suoi legami personali con l’establishment (è genero del miliardario Ronald Lauder, amico intimo di Trump), l’unica figura capace di mediare tra le pressioni della Casa Bianca e la stabilità dei mercati.





