La tregua transatlantica è ufficialmente finita. A poche ore dalla storica sentenza della Corte Suprema Usa che aveva invalidato il suo precedente impianto protezionistico, Donald Trump ha rilanciato con forza, imponendo un nuovo dazio globale del 15% su tutte le importazioni con “effetto immediato”. La mossa, giustificata dall’amministrazione Usa aggrappandosi a una controversa norma commerciale del 1974 , ha generato onde d’urto immediate in tutta l’Unione Europea, spingendo Bruxelles sull’orlo di una nuova guerra commerciale.
“Un puro caos tariffario”: con queste parole Bernd Lange, presidente della commissione Commercio del Parlamento Europeo, ha descritto l’imprevedibilità di Washington. La reazione di Bruxelles non si è fatta attendere. Lange ha annunciato la volontà di sospendere i lavori per la ratifica dell’Accordo di Turnberry, il fragile patto siglato nell’estate del 2025 tra Ue e Usa, il cui voto finale era in calendario per il 24 febbraio. La Commissione Europea ha alzato i toni, intimando agli Stati Uniti di fornire “piena chiarezza” e ribadendo un concetto inderogabile: “Un accordo è un accordo”. Anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha suonato il campanello d’allarme, avvertendo che l’economia mondiale “ha bisogno di chiarezza” per non frenare gli investimenti.
L’applicazione indiscriminata del 15% annulla infatti il vantaggio competitivo che le merci europee si erano faticosamente assicurate rispetto al resto del mondo. I leader continentali si stanno quindi riorganizzando. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito l’incertezza americana “il veleno più grande” per l’economia e si prepara a volare a Washington con una posizione comunitaria unanime. Nel frattempo, la Francia, per bocca del presidente Macron e dei suoi ministri, evoca già contromisure, ricordando che l’Europa ha a disposizione armi come lo Strumento Anticoercizione per rispondere al fuoco.
Le conseguenze sull’Italia
In Italia, il clima è di massima allerta. Le stime di Confindustria parlano di un potenziale taglio alle vendite negli Usa pari a 16,5 miliardi di euro, un colpo durissimo per i settori dell’auto, della meccanica, della moda e dell’alimentare. Il vicepremier Antonio Tajani ha subito riunito la task force del “Sistema Italia” per supportare le imprese esportatrici , mentre il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha predicato prudenza, chiedendo di evitare “reazioni di pancia” per non logorare l’alleanza politica con gli Stati Uniti. Il dossier ha però innescato una dura polemica interna: Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno attaccato frontalmente la premier Giorgia Meloni, accusandola di rimanere in silenzio per proteggere il suo alleato americano.
L’epicentro del sisma economico rischia di essere l’Emilia-Romagna. Il governatore Michele De Pascale ha avvertito che l’export regionale subirà un colpo devastante da 10 miliardi di euro. A rischiare grosso sono eccellenze storiche come l’Aceto Balsamico di Modena , mentre, in un paradosso tipico dell’economia del lusso, i mercati finanziari giudicano il colosso di Maranello, la Ferrari, “più forte dei dazi”, in grado di scaricare i rincari su una clientela insensibile al prezzo. Per il resto del tessuto produttivo italiano, tuttavia, i prossimi mesi si preannunciano come una complessa corsa a ostacoli.





