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BYD in caduta libera: il “reset” del settore auto elettriche cinese

Feb 7, 2026 | Aziende

Quella che doveva essere la consacrazione del nuovo re mondiale dell’auto elettrica si sta trasformando in un inizio d’anno da incubo. Le azioni di BYD Company Ltd. hanno toccato questa settimana i minimi di 16 mesi alla borsa di Hong Kong, bruciando miliardi di capitalizzazione in quello che gli analisti definiscono un riassetto delle aspettative per l’intero settore.

La conferma del rallentamento dell’azienda è arrivato con i dati di vendita di gennaio 2026: il colosso cinese ha riportato 210.051 veicoli venduti, un crollo verticale del 30,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il dato mensile più basso degli ultimi due anni.

La fine degli incentivi

Cosa sta succedendo al leader che aveva appena strappato la corona a Tesla? Il crollo non è casuale, ma il risultato di una convergenza di fattori tossici che ha colpito l’industria cinese proprio all’inizio del 2026.

Il colpo più duro è arrivato da Pechino: dal 1° gennaio è stata ripristinata una tassa di acquisto del 5% sui veicoli a nuova energia (NEV), ponendo fine a un decennio di esenzioni fiscali che avevano drogato il mercato. “I consumatori cinesi, abituati a sconti perenni, hanno congelato gli acquisti di fronte all’aumento dei prezzi effettivi”, spiegano gli analisti, descrivendo un mercato interno ormai saturo e preda di una guerra dei prezzi suicida.

Il sorpasso di Geely

Mentre BYD rallenta, i rivali accelerano. Il dato che ha spaventato maggiormente gli investitori non è solo il calo di BYD, ma la performance di Geely. Con oltre 270.000 unità vendute a gennaio, Geely ha superato BYD diventando il primo produttore cinese per volumi totali, grazie a una strategia ibrida che include ancora i motori termici, ora tornati appetibili per chi teme i costi dell’elettrico.

Parallelamente, la joint venture Aito (supportata dalla tecnologia Huawei) ha visto le sue consegne esplodere dell’80%, dimostrando che nel segmento premium la battaglia si sta spostando dall’hardware al software, un terreno dove BYD sta ancora rincorrendo.

L’effetto Osborne

C’è però una lettura meno catastrofista. Parte del crollo è “auto-inflitto”: i consumatori sanno che BYD sta per lanciare, nel secondo trimestre 2026, la nuova piattaforma ibrida DM-i 6.0 e sistemi di guida autonoma aggiornati. È il classico “effetto Osborne”: nessuno compra il modello vecchio quando quello rivoluzionario è dietro l’angolo. L’azienda sta sfruttando questo periodo di magra per riattrezzare le fabbriche in vista di un massiccio rilancio tecnologico in primavera.

L’export

L’unica nota incoraggiante in questo requiem è il successo internazionale. Mentre la Cina frena, l’estero corre: a gennaio BYD ha esportato oltre 100.000 veicoli, segnando un +43% anno su anno. In Germania, mercato notoriamente difficile, le immatricolazioni sono aumentate di dieci volte rispetto all’anno scorso, superando persino Tesla in alcuni segmenti.

In sintesi: il crollo delle ultime sei settimane è un bagno di realtà necessario. Il 2026 non sarà l’anno della crescita infinita, ma della sopravvivenza del più forte. E per BYD, la vera sfida non è più produrre auto, ma convincere i mercati che i suoi margini possono reggere l’urto di una competizione globale senza sconti.

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