La Commissione Europea ha inflitto la prima storica sanzione ai sensi del Digital Services Act. Al centro delle accuse: il design ingannevole degli account verificati, la scarsa trasparenza pubblicitaria e la guerra ai ricercatori.
È la fine dell’impunità per le Big Tech o l’inizio di una guerra commerciale transatlantica? La Commissione Europea ha annunciato venerdì una sanzione di 120 milioni di euro (circa 140 milioni di dollari) contro X, la piattaforma social di Elon Musk. Si tratta della prima multa mai comminata per violazione del Digital Services Act (DSA), il nuovo regolamento europeo sulla sicurezza digitale.
Il nodo delle “Spunte Blu”
Il cuore della contestazione colpisce la strategia di monetizzazione introdotta da Musk dopo l’acquisizione di Twitter. Secondo l’Unione Europea, il sistema delle “spunte blu” — un tempo garanzia di identità verificata per giornalisti e istituzioni — è diventato uno strumento di “design ingannevole” (dark pattern). Vendendo il badge di verifica a chiunque paghi un abbonamento mensile, senza controlli d’identità rigorosi, X inganna gli utenti sulla credibilità degli account con cui interagiscono. La Commissione sostiene che questa pratica ha facilitato truffe e frodi, permettendo a malintenzionati di acquistare una patina di legittimità per pochi dollari.

Una scatola nera per la pubblicità
Le violazioni non si fermano qui. L’indagine biennale ha rivelato che X ha fallito nel garantire la trasparenza necessaria su chi finanzia la pubblicità politica e commerciale sulla piattaforma. Mentre il DSA impone archivi pubblicitari pubblici e facilmente consultabili, quello fornito da X è stato giudicato inaffidabile e tecnicamente carente, impedendo a giornalisti e ONG di monitorare campagne di disinformazione o manipolazione elettorale. Inoltre, la piattaforma è stata sanzionata per aver bloccato l’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, imponendo costi proibitivi per le API e vietando il “web scraping”, ostacolando di fatto la sorveglianza democratica sui rischi sistemici.
La furia di Musk e lo scontro con gli USA
La reazione non si è fatta attendere. Elon Musk ha definito la multa “folle”, accusando l’UE di attaccare la libertà di parola. La questione ha assunto immediatamente contorni geopolitici: dagli Stati Uniti, figure vicine alla nuova amministrazione Trump, come Marco Rubio e JD Vance, hanno condannato la decisione definendola un “attacco alle aziende americane” e ventilando possibili ritorsioni commerciali. A differenza di TikTok, che ha evitato sanzioni collaborando e modificando il proprio archivio pubblicitario, X ha scelto la linea dello scontro frontale.
Cosa succede ora? Oltre al pagamento della multa, X ha ricevuto un ultimatum. L’azienda ha 60 giorni per riformare il sistema delle spunte blu e 90 giorni per adeguare la trasparenza pubblicitaria e l’accesso ai dati. Se Musk dovesse ignorare queste scadenze, l’UE potrebbe attivare l’arma più potente del DSA: le “penalità di mora periodiche”, che possono arrivare fino al 5% del fatturato giornaliero medio mondiale per ogni giorno di ritardo. Per un’azienda che sta già affrontando un calo dei ricavi pubblicitari, il braccio di ferro con Bruxelles potrebbe diventare presto insostenibile.





