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Boom IA: le spese delle Big Tech supereranno i 1.000 miliardi di dollari nel 2027, ma gli investitori esigono i ricavi

Mag 1, 2026 | Aziende

L’industria tecnologica sta firmando l’assegno più costoso della sua storia. Durante l’ultima tornata di trimestrali di fine aprile 2026, i giganti della Silicon Valley hanno svelato piani di spesa che ridefiniscono il concetto stesso di investimento aziendale. Al centro di questa spesa epocale vi è l’infrastruttura necessaria per supportare l’intelligenza artificiale, un settore che sta catalizzando flussi di capitale senza precedenti. Secondo le recenti proiezioni di analisti di spicco come Evercore e Bank of America, le spese in conto capitale (CapEx) combinate per l’intelligenza artificiale supereranno la vertiginosa soglia del trilione di dollari entro il 2027 (1.000 mld).

Non serve guardare al 2027, tuttavia, per avere le vertigini. Per l’anno in corso, l’accelerazione è già evidente: Microsoft, Alphabet, Meta e Amazon sono sulla buona strada per spendere collettivamente tra i 650 e i 725 miliardi di dollari. Solo nel primo trimestre (Q1 2026), queste quattro aziende hanno bruciato 131 miliardi di dollari. Ciononostante, l’entusiasmo incondizionato che aveva caratterizzato l’inizio del boom dell’IA sta lasciando il posto al pragmatismo. La luna di miele è finita: gli investitori vogliono vedere le ricevute.

Il mercato azionario ha iniziato a tracciare una netta linea di faglia, dividendo i colossi tecnologici tra chi è in grado di dimostrare un chiaro Ritorno sull’Investimento (ROI) e chi chiede, di fatto, atti di fede. Alphabet è stata l’unica a convincere pienamente Wall Street in questa tornata. Il motivo? La sua divisione Google Cloud ha registrato una crescita sbalorditiva del 63% su base annua, generando entrate per oltre 20 miliardi di dollari e dimostrando che la domanda esterna per la potenza di calcolo è reale e si converte in fatturato solido.

Al contrario, Meta Platforms ha visto le proprie azioni crollare fino al 10%. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha innalzato le stime di spesa per il 2026 fino a 145 miliardi di dollari, ma fatica a convincere gli azionisti poiché il suo esborso è quasi interamente destinato a un uso interno, volto a potenziare gli algoritmi dei social network e lo sviluppo di modelli open-source, senza una chiara generazione di ricavi diretti da terze parti. Anche Microsoft, pur registrando un solido aumento del 40% sul cloud di Azure, ha subito pressioni sui mercati a causa di un restringimento dei margini lordi ai minimi dal 2022, sintomo degli immensi costi di espansione infrastrutturale. Amazon, dal canto suo, ha stupito con un’accelerazione di AWS, ma la spesa record di 43 miliardi di dollari solo nel primo trimestre ha falcidiato il suo flusso di cassa libero, crollato del 95% su base annua.

Un esborso di tale portata sta costringendo i giganti tecnologici a mutare persino la propria struttura finanziaria. Non potendo più fare affidamento esclusivamente sulle pur formidabili riserve di liquidità operativa, l’industria si sta riversando in massa sul mercato del debito. Alphabet ha recentemente piazzato obbligazioni per 20 miliardi di dollari , mentre Meta ha incaricato colossi bancari per orchestrare una gigantesca vendita di bond investment-grade per una cifra compresa tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.

In questo scenario di spese quasi insostenibili, Apple rappresenta un’eccezione clamorosa. La casa di Cupertino, che si appresta a vivere a settembre il cruciale passaggio di testimone dal CEO storico Tim Cook al veterano dell’hardware John Ternus , ha presentato trimestrali rassicuranti mantenendo al minimo la spesa in conto capitale per l’IA rispetto ai rivali. Invece di costruire enormi data center per addestrare modelli linguistici massivi, Apple ha optato per la via più conservativa, annunciando un monumentale programma di riacquisto di azioni proprie (buyback) da 100 miliardi di dollari. La sfida imminente per il neo-CEO Ternus sarà svelare una chiara strategia basata sull'”Apple Intelligence”, che molti analisti presumono si concentrerà su modelli IA eseguiti direttamente a bordo dei dispositivi per eludere il bagno di sangue dei costi server.

Ma cosa spinge i quattro grandi “hyperscaler” a rischiare così tanto puntando al trilione di investimenti? La giustificazione tecnica risiede nel prossimo salto evolutivo: l’Intelligenza Artificiale Agentica (Agentic AI). Non si parla più di semplici chatbot passivi, ma di agenti autonomi capaci di operare, valutare compromessi ed eseguire complesse transazioni senza l’intervento umano, andando a rivoluzionare interi settori come la logistica, il servizio clienti e gli acquisti. Gartner stima che la percentuale di aziende che adotteranno agenti IA raddoppierà, passando dal 25% del 2025 al 50% entro il 2027. Gestire i processi autonomi di milioni di agenti IA simultanei richiederà una densità di calcolo che giustifica retroattivamente queste proiezioni spaziali.

Resta però un ultimo ostacolo che né i capitali né gli algoritmi possono eludere: la fisica. La corsa all’oro dell’IA sta collidendo duramente con l’infrastruttura energetica globale. Come sottolineato da proiezioni incrociate del Financial Times e S&P Global Energy, si stima che entro il 2028 i nuovi data center sul solo suolo americano richiederanno 44 Gigawatt (GW) di capacità elettrica aggiuntiva. Purtroppo, la rete di trasmissione statunitense sarà in grado di erogarne soltanto 25 GW. Questo deficit catastrofico di 19 GW (pari a oltre il 40% dell’energia necessaria per l’industria) rischia di essere il vero limite strutturale che farà da giudice finale al super-ciclo tecnologico.

Il dado, tuttavia, è ormai tratto. Le Big Tech hanno deciso di trasformarsi da colossi del software a veri e propri costruttori di infrastrutture pesanti. Se il muro del trilione di dollari sarà abbattuto nel 2027, non dipenderà più solo dalle ambizioni della Silicon Valley, ma dalla capacità di convertire gli investimenti in profitti trimestrali, dall’assorbimento del debito sul mercato e dalla capacità di trovare l’energia sufficiente ad alimentare i cervelli di silicio del prossimo decennio.

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