L’economia cinese ha inaugurato il 2026 con un’accelerazione commerciale che ha spiazzato i mercati e le previsioni. Nei primi due mesi dell’anno, tradizionalmente accorpati per mitigare le fluttuazioni del Capodanno Lunare, le esportazioni di Pechino sono balzate del 21,8% su base annua, polverizzando le stime degli economisti che si fermavano a un modesto +7,1%. Questa spinta ha generato un incredibile surplus commerciale di 213,62 miliardi di dollari, segnando un sostanzioso aumento rispetto ai 114,14 miliardi di dicembre e superando agilmente le previsioni.
I motori della crescita
Il motore di questa crescita non è la tradizionale manifattura a basso costo, ma i settori a più alto valore aggiunto. A dominare la scena sono le esportazioni di semiconduttori, schizzate di oltre il 72% a causa della massiccia espansione globale degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale e di una carenza mondiale di chip di memoria. Straordinarie anche le performance del comparto automobilistico, che ha registrato un’impennata del 67% grazie alla forza dei veicoli elettrici, e del settore navale, cresciuto di quasi il 53%.
Dal punto di vista geografico, i dati certificano un vero e proprio riassetto delle catene di approvvigionamento globali. Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti hanno continuato a contrarsi (-11%), sebbene a un ritmo inferiore rispetto ai crolli visti nel 2025. Per aggirare le tensioni con Washington, Pechino ha inondato di merci altri mercati strategici: l’export verso i Paesi dell’ASEAN è cresciuto del 29,4%, verso l’Unione Europea di quasi il 28%, mentre le spedizioni verso l’Africa hanno registrato un vertiginoso +50%.
L’impatto del freno ai dazi di Trump
Dietro questi numeri straordinari si cela, tuttavia, anche un elemento politico di breve periodo. Il 20 febbraio 2026, una storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato gran parte dei controversi dazi imposti dall’amministrazione Trump tramite la legge IEEPA. Gli analisti suggeriscono che questa improvvisa “tregua tariffaria” potrebbe aver spinto i produttori cinesi a far lavorare le fabbriche a pieno ritmo, accelerando le spedizioni verso l’Occidente per capitalizzare sul momentaneo sgravio fiscale prima di eventuali nuove mosse americane.
Mentre Stati Uniti ed Europa dibattono su come arginare questo nuovo “shock” e difendere le proprie industrie dalla sovrapproduzione, la fotografia di inizio 2026 è chiara: la macchina esportativa del Dragone gode di una resilienza impressionante e sta rapidamente ridisegnando la geografia del commercio mondiale.





