L’analisi dei dati Istat di ottobre svela il paradosso del 2025: le famiglie spendono di più per portare a casa la stessa quantità di prodotti, mentre l’attesa per gli sconti di fine anno congela gli acquisti tecnologici.
L’Italia entra nel vivo della stagione natalizia con una fotografia economica in chiaroscuro. I dati Istat sul commercio al dettaglio relativi a ottobre 2025, rilasciati oggi, confermano un trend che le associazioni dei consumatori denunciano da mesi: l’effetto inflattivo sta creando una “crescita ottica” dei consumi. Se guardiamo ai registratori di cassa, gli italiani spendono di più, ma se guardiamo dentro le buste della spesa, i prodotti sono gli stessi dell’anno scorso.
Valore su, Volumi fermi
I numeri parlano chiaro: su base annua (rispetto a ottobre 2024), le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,3% in valore, ma la variazione in volume è stata nulla (0,0%). Questo divario è ancora più evidente nel settore alimentare, la voce di spesa più sensibile per le famiglie. Qui, a fronte di un aumento della spesa del +2,3%, le quantità acquistate non sono aumentate affatto. In pratica, l’inflazione – seppur in rallentamento all’1,2% a novembre – continua a erodere il potere d’acquisto, costringendo i consumatori a sborsare di più per mantenere inalterato il proprio livello di sussistenza.
Chi vince e chi perde: la mappa della spesa
L’analisi disaggregata dei dati Istat mostra chiaramente come le famiglie stiano modificando le proprie abitudini per difendersi dal carovita:
- Il trionfo dei Discount: Si conferma il canale di vendita più performante con una crescita del +3,3%. Gli italiani cercano attivamente il risparmio sui beni di prima necessità.
- Il boom dell’E-commerce: Le vendite online continuano a correre, segnando un +4,6%. Questo dato, registrato a ottobre, anticipa la tendenza al digitale che ha dominato anche il Black Friday di novembre.
- La crisi dei piccoli negozi: Le imprese operanti su piccole superfici sono le uniche a registrare un segno meno (-0,5%), confermando la sofferenza del commercio di vicinato stretto tra la concorrenza dei grandi gruppi e i costi fissi.
L’Effetto “Attesa” sul Black Friday
Un dato molto interessante riguarda i beni non alimentari. Mentre i prodotti di profumeria e cura della persona volano (+4,2%, confermando il cosiddetto “Lipstick effect” ovvero la gratificazione tramite piccoli lussi), crollano elettrodomestici ed elettronica (-2,2%). Non è un calo di interesse, ma una strategia d’acquisto. I consumatori hanno deliberatamente “congelato” l’acquisto di beni durevoli a ottobre per attendere le offerte del Black Friday di fine novembre.
Le stime per il “Venerdì Nero” e la Cyber Week appena conclusi parlano di un giro d’affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Tuttavia, cambia la finalità: circa il 70% degli italiani ha utilizzato queste promozioni per anticipare i regali di Natale. Non più shopping d’impulso, dunque, ma “shopping tattico” per far quadrare il bilancio familiare in vista delle feste.
Prospettive per il Natale
Cosa ci dicono questi dati sul Natale alle porte? Che sarà un Natale all’insegna della razionalità. L’Associazione Nazionale Consumatori (UNC) e il Codacons avvertono che la stabilità dei volumi nasconde in realtà rinunce sulla qualità o spostamenti verso marchi meno costosi. Le famiglie italiane arrivano a dicembre con una spesa “difensiva”: il budget per i regali c’è (stimato attorno ai 185-204 euro a testa), ma viene speso con estrema attenzione, privilegiando l’online e le promozioni anticipate, a discapito dello shopping tradizionale dell’ultimo minuto.





