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Benvenuto 2026: che cosa prevedono le principali banche per l’anno nuovo?

Gen 1, 2026 | Finanza

1 Gennaio 2026 – Mentre gli investitori smaltiscono i festeggiamenti per un 2025 che ha infranto molti record, i mercati finanziari si svegliano in un mondo definito da quella che J.P. Morgan chiama “polarizzazione multidimensionale”. L’era del “denaro facile” è finita; il 2026 sarà l’anno in cui il mercato premierà selettivamente chi saprà trasformare le promesse dell’Intelligenza Artificiale in utili reali.

Ecco dove i giganti di Wall Street vedono i mercati tra 12 mesi.

Azionario USA (S&P 500)

L’S&P 500 entra nel nuovo anno dopo aver chiuso il 2025 vicino ai 6.830 punti, con un guadagno del +16%.

  • I Tori (Citi & Morgan Stanley): Citi è la più ottimista, fissando un target “Bull” a 8.300 punti (e uno scenario base a 7.700). La loro tesi? Gli utili aziendali esploderanno, trainati non solo dai giganti tech, ma da un allargamento della crescita agli “altri 493” titoli del paniere. Morgan Stanley segue a ruota con un target di 7.800, scommettendo sugli effetti benefici dei tagli fiscali del “One Big Beautiful Act” (OBBBA) che inietteranno liquidità nelle casse aziendali.
  • Gli Orsi (Bank of America): Voce fuori dal coro, BofA fissa il target a 7.100 punti (solo un +4% circa dai livelli attuali). Gli analisti temono un “AI Air Pocket” (vuoto d’aria dell’IA), un periodo in cui le spese folli per l’infrastruttura tecnologica comprimeranno i margini prima di generare ricavi reali.

Italia (FTSE MIB): il rinascimento bancario continua

Piazza Affari ha brindato al capodanno sui massimi dal 2001, con l’indice FTSE MIB in area 45.000 punti che chiude un anno stellare al +30,7%.

  • Banche e Difesa: Il motore rimane il settore bancario. Intesa Sanpaolo prevede una crescita degli utili delle aziende italiane del +9% nel 2026, superiore alla media europea, grazie alla solidità patrimoniale delle banche e alla spesa per la difesa che sostiene colossi come Leonardo.
  • La Rotazione: Attenzione alle Mid & Small Cap. Dopo aver sofferto nel 2025, analisti come quelli di Intermonte vedono nel 2026 l’anno del riscatto per le piccole e medie imprese italiane, che beneficeranno di un quadro macro più stabile e di valutazioni a sconto.

Oro verso quota 5.000 dollari

Se c’è un asset su cui tutti concordano, è il metallo giallo. Non è più solo un bene rifugio, ma una necessità strategica per le banche centrali.

  • Il Consenso: Bank of America, UBS e J.P. Morgan vedono tutte l’oro dirigersi verso i 5.000 dollari l’oncia nel corso del 2026.
  • I Motivi: Il debito pubblico USA in espansione e la continua diversificazione delle riserve da parte della Cina e delle banche centrali globali (circa 70 tonnellate di acquisti al mese) sono i propulsori che, secondo Goldman Sachs, porteranno il prezzo a nuovi record storici.

Bitcoin: l’era istituzionale

Il 2026 segna la maturità definitiva per le criptovalute, che entrano stabilmente nei portafogli istituzionali.

  • I Target: Standard Chartered e Bernstein convergono su un target di 150.000 dollari per Bitcoin entro fine anno.
  • La Visione: Nonostante la volatilità, l’afflusso costante tramite gli ETF e la chiarezza normativa sono visti come fattori che stabilizzeranno la crescita, rompendo il classico ciclo quadriennale “boom-and-bust” a favore di una salita più strutturale.

In sintesi: Il 2026 non sarà un anno per investitori passivi. Sarà l’anno della selezione: Value in Europa, Growth selettivo in USA, e beni rifugio (Oro) come assicurazione contro le incertezze fiscali. Buon anno e buon trading.

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