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BCE: tassi fermi ma previsti salari in frenata nel 2026.

Dic 19, 2025 | MacroEconomia

Francoforte, 19 Dicembre 2025 – La decisione era attesa, ma i numeri che l’hanno accompagnata raccontano una storia nuova. Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati al 2,00%, chiudendo l’anno con un segnale di prudenza. Tuttavia, la vera notizia emersa dai corridoi dell’Eurotower non riguarda il presente, ma il futuro immediato: il 2026 sarà l’anno della grande frenata salariale.

Addio ai Maxi-Aumenti: I Numeri del Rallentamento

Dopo un biennio caratterizzato da rincorse inflazionistiche e bonus una tantum, la dinamica delle retribuzioni è destinata a raffreddarsi drasticamente. Secondo i dati del Wage Tracker pubblicati proprio oggi, la crescita dei salari negoziati nell’Eurozona scenderà dal 3,2% previsto per il 2025 al 2,3% nel 2026.

Il motivo è tecnico ma con effetti reali pesanti: l’esaurimento dei pagamenti straordinari (i cosiddetti “bonus inflazione”) che hanno gonfiato le buste paga in Germania e in altri paesi “core” negli ultimi 24 mesi. Senza questi aiuti, la crescita strutturale dei salari tornerà su livelli pre-crisi, una doccia fredda per chi sperava in un recupero più rapido del potere d’acquisto perso.

L’Economia Accelera, i Prezzi dei Servizi Resistono

Nonostante la frenata dei salari, Christine Lagarde ostenta ottimismo. Le nuove proiezioni dello staff dell’Eurosistema hanno rivisto al rialzo la crescita del PIL: l’Eurozona dovrebbe crescere dell’1,4% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026, spinta quasi esclusivamente dalla domanda interna.

Il paradosso è che, mentre i salari rallentano, l’inflazione, specialmente quella dei servizi, si dimostra più “vischiosa” del previsto. La BCE prevede ora un’inflazione media all’1,9% nel 2026, leggermente rivista al rialzo proprio a causa della persistenza dei costi nel settore terziario. Questo spiega la cautela sui tassi: con un’economia che “tiene” meglio del previsto, Francoforte non ha fretta di tagliare ulteriormente il costo del denaro.

L’Eccezione Italiana: Meno Lordo, Più Netto?

In questo scenario europeo, l’Italia gioca una partita a sé stante. Se da un lato il rinnovo dei contratti collettivi potrebbe allinearsi al trend di moderazione europeo, dall’altro il governo punta sulla leva fiscale. Le misure confermate per il 2026, come il taglio strutturale del cuneo fiscale e la detassazione degli straordinari (flat tax al 15% per redditi fino a 40.000 euro), potrebbero sostenere il reddito disponibile netto delle famiglie italiane anche in presenza di aumenti salariali lordi più contenuti.

La Reazione dei Mercati: “Higher for Longer”

Le borse europee hanno reagito con moderati rialzi, rassicurate dalla revisione positiva del PIL, ma il messaggio per gli investitori obbligazionari è chiaro: l’era dei tagli aggressivi è finita. Gli analisti, da Goldman Sachs a BNP Paribas, vedono ora i tassi bloccati al 2% per tutto il 2026. Anzi, alcune voci “falco” nel consiglio, come Isabel Schnabel, hanno persino alimentato speculazioni su possibili ritocchi al rialzo verso la fine del prossimo anno se l’inflazione non dovesse scendere come promesso.

In sintesi, la BCE scommette su un “atterraggio morbido”: un 2026 di crescita moderata, inflazione sotto controllo e salari che smettono di correre. Per le famiglie europee, la sfida sarà capire se il calo dell’inflazione sarà sufficiente a compensare buste paga meno pesanti.

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