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Bank of England: lo shock della guerra in Iran travolge l’economia globale, a rischio i mutui di 5 milioni di famiglie

Apr 2, 2026 | MacroEconomia

Un “sostanziale shock negativo dell’offerta” che ha reso il panorama economico globale “materialmente più imprevedibile”. Non usa mezzi termini la Bank of England (BoE) nel suo ultimo rapporto del Financial Policy Committee (FPC), pubblicato il 1° aprile 2026. Il conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran non è più solo una grave emergenza geopolitica, ma si è trasformato in una tempesta economica che minaccia di abbattersi sui mercati finanziari, minando la stabilità sistemica e i bilanci di milioni di famiglie.

La genesi della crisi e il blocco energetico

La miccia che ha innescato l’attuale crisi macroeconomica globale è di natura strettamente militare: il 28 febbraio 2026, una serie di attacchi coordinati da Stati Uniti e Israele in territorio iraniano ha portato all’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. È stata proprio questa gravissima escalation militare a spingere l’Iran, in segno di ritorsione all’offensiva, a chiudere effettivamente lo Stretto di Hormuz, un’arteria vitale attraverso cui transita circa un quinto dell’offerta globale di petrolio, paralizzando di fatto i mercati energetici.

Con lo stop effettivo del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche nel Golfo, l’impatto sui mercati è stato spietato: il prezzo del petrolio Brent è balzato oltre i 100 dollari al barile (+60% rispetto ai livelli pre-conflitto), mentre il gas naturale in Europa ha registrato impennate superiori al 70%.

Questo scenario ha innescato quella che gli analisti e gli operatori di mercato hanno ribattezzato “Trumpflation”: un mix letale di inflazione importata dall’energia e prospettive di tassi di interesse strutturalmente più alti. La prospettiva di un’inflazione britannica (CPI) che potrebbe rapidamente risalire verso il 3,5% o addirittura al 5% ha costretto la BoE a una brusca frenata, mantenendo i tassi di interesse fermi al 3,75% con un voto unanime e gelando le speranze di imminenti tagli al costo del denaro.

La paralisi non riguarda solo Londra. Il timore concreto di una stagflazione, ovvero un’economia stagnante accompagnata da un carovita galoppante, ha colpito anche la Banca Centrale Europea, che ha mantenuto i tassi fermi al 2,00%, rivedendo al rialzo l’inflazione attesa al 2,6% e tagliando le stime di crescita per il 2026 a un misero 0,9%. Oltreoceano, la Federal Reserve americana si trova ad affrontare lo stesso dilemma, trattenendo i tassi in attesa di capire la reale portata del conflitto.

Le conseguenze sull’economia reale: mutui alle stelle

Per l’economia reale e le tasche dei cittadini, il contraccolpo è stato istantaneo. Il governatore Andrew Bailey ha avvertito che circa 1,3 milioni di famiglie britanniche in più (rispetto alle stime precedenti) subiranno a breve un gravissimo contraccolpo finanziario. Entro la fine del 2028, circa 5,2 milioni di mutuatari, ben il 58% del totale nel Regno Unito, dovranno fronteggiare rate ipotecarie nettamente più care al momento del rinnovo.

Il panico sui mercati ha spinto gli istituti di credito a correre ai ripari: in poche settimane sono stati ritirati circa 1.500 prodotti legati ai mutui, riducendo le opzioni disponibili per i consumatori a meno di 7,000 varianti. I tassi dei mutui residenziali a tasso fisso a due anni sono già schizzati al 5,84%, in netto rialzo rispetto al 4,83% di inizio marzo.

Ma l’FPC non si limita a osservare il mercato immobiliare. L’allarme più sinistro contenuto nel rapporto riguarda la probabilità che “vulnerabilità multiple possano cristallizzarsi contemporaneamente”, innescando un effetto domino. In cima alla lista delle preoccupazioni ci sono le valutazioni “estremamente tirate” del settore dell’Intelligenza Artificiale (AI). La filiera tecnologica e i giganteschi data center necessari per l’AI sono fortemente energivori: l’esplosione dei costi energetici, unita all’aumento del costo del debito necessario per finanziare queste enormi infrastrutture, potrebbe far esplodere la bolla, trascinando a fondo i mercati azionari globali.

A questo si aggiunge la vulnerabilità del mercato ombra. La Banca ha rilevato una rapida e pericolosa fuga (deleveraging) da parte degli hedge fund internazionali altamente indebitati dal mercato dei Gilt (i titoli di stato britannici), con un ritiro improvviso di liquidità pari a 19 miliardi di sterline in pochissimi giorni. Sebbene il sistema bancario tradizionale sia considerato oggi solido, c’è forte apprensione per il settore del private credit, dove aziende altamente indebitate rischiano l’insolvenza di massa a causa dei tassi proibitivi.

Di fronte al rischio di “shock ampi, frequenti e potenzialmente sovrapposti”, la parola d’ordine delle autorità britanniche è prevenzione. Attraverso programmi di stress test allargati a tutto il sistema finanziario, come il System-Wide Exploratory Scenario (SWES), la Bank of England sta disperatamente cercando di mappare i legami occulti tra i vari attori del mercato. L’obiettivo primario, ora, non è più sperare in un rapido ritorno alla normalità, ma garantire che l’ecosistema finanziario non si trasformi in un amplificatore di volatilità, mitigando i danni per un’economia globale che naviga a vista.

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