È una mossa che ridefinisce il concetto di rischio nell’era della frammentazione geopolitica. Nel giro di poche, frenetiche settimane di inizio 2026, il colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca ha lanciato un’offensiva simultanea su due fronti opposti: ha traslocato la raccolta finanziaria a New York e ha piantato le radici della sua ricerca futura in Cina.
La strategia, ribattezzata dagli analisti “la grande spaccata”, è un azzardo calcolato: usare la potenza di fuoco dei capitali americani per acquistare l’innovazione scientifica cinese.
L’addio agli ADR: “americanizzare” il titolo
Lunedì 2 febbraio 2026 segna una data storica: AstraZeneca ha completato la transizione dal Nasdaq al New York Stock Exchange (NYSE), convertendo i suoi American Depositary Receipts (ADR) in azioni ordinarie quotate direttamente. Non è un semplice tecnicismo. Eliminando il “filtro” degli ADR, AstraZeneca punta a essere percepita dagli investitori istituzionali come un’azienda “domestica” americana, al pari dei rivali Eli Lilly o Merck. L’obiettivo è colmare il divario di valutazione: i giganti USA scambiano a multipli molto più alti rispetto alle controparti europee. Sebbene il quartier generale resti a Cambridge (UK), il baricentro finanziario si è spostato decisamente oltreoceano.





