23 Novembre 2025 – L’architettura di sicurezza dell’Asia orientale sta tremando. In quella che è stata definita la più grave crisi diplomatica degli ultimi anni tra Tokyo e Pechino, la Cina ha accusato il Giappone di aver inviato un segnale “scioccante” ed errato riguardo allo status di Taiwan, innescando una catena di ritorsioni economiche e diplomatiche che sta ridisegnando gli equilibri del Pacifico.

La Scintilla: La Svolta di Takaichi
Tutto è iniziato il 7 novembre 2025, durante una sessione parlamentare apparentemente ordinaria. Il Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi, nota per le sue posizioni conservatrici, ha rotto decenni di ambiguità strategica dichiarando che un blocco navale cinese o l’uso della forza contro Taiwan potrebbe costituire una “situazione che minaccia la sopravvivenza” (survival-threatening situation) del Giappone.
Questa specifica terminologia legale non è casuale: secondo le leggi di sicurezza del 2015, essa permette al Giappone di esercitare il diritto di autodifesa collettiva, autorizzando potenzialmente le Forze di Autodifesa a combattere a fianco degli Stati Uniti per difendere l’isola.
La Furia del Dragone: Ritorsioni a Tutto Campo
La risposta di Pechino è stata immediata. Il Ministro degli Esteri Wang Yi ha definito le parole di Takaichi una “linea rossa che non deve essere toccata”. L’escalation si è mossa su tre fronti principali:
- Guerra Diplomatica all’ONU: In una mossa senza precedenti, l’ambasciatore cinese all’ONU, Fu Cong, ha inviato una lettera al Segretario Generale Guterres definendo qualsiasi potenziale intervento giapponese come un “atto di aggressione”. La Cina ha invocato lo status del Giappone come “paese sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale” per delegittimare le sue ambizioni di sicurezza.
- Il Boicottaggio Economico: La Cina ha reimposto il divieto totale sulle importazioni di frutti di mare giapponesi e ha emesso avvisi di viaggio che hanno causato la cancellazione di migliaia di voli. I titoli di colossi giapponesi come Shiseido e Uniqlo sono crollati in borsa.
- L’Arma delle Terre Rare: Pechino ha attivato l’Annuncio N. 61, introducendo controlli sull’esportazione di terre rare, vitali per l’industria tecnologica, minacciando di strozzare la catena di approvvigionamento globale del Giappone.
La diplomazia il Fronte Interno
Mentre Pechino alzava la voce, Taiwan ha risposto con la “solidarietà gastronomica”. Il Presidente taiwanese Lai Ching-te ha pubblicato foto sui social media mentre pranzava con sushi giapponese, segnalando un fronte unito contro la coercizione economica cinese.
Paradossalmente, la pressione cinese sembra aver rafforzato la posizione interna di Takaichi. Un sondaggio Kyodo News di metà novembre mostra che il tasso di approvazione del suo gabinetto è salito al 69,9%. Sorprendentemente, il 48,8% dei giapponesi si dichiara ora favorevole all’uso dell’autodifesa collettiva in caso di crisi a Taiwan, un dato storico per un paese dalla costituzione pacifista.
Conclusione: Verso una Nuova Normalità?
Gli Stati Uniti hanno ribadito che l’alleanza con il Giappone rimane la “pietra angolare” della pace regionale, ma l’incertezza regna sovrana. Con la Cina che minaccia di chi interferisce e il Giappone che rifiuta di ritrattare, l’Asia orientale è entrata in una fase di chiarezza strategica estremamente volatile. La domanda non è più se il Giappone interverrebbe in una crisi a Taiwan, ma come Pechino intenda punire Tokyo per averlo detto ad alta voce.





