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Accordo USA-Taiwan: dazi ridotti al 15% in cambio di 85 miliardi di acquisti e produzione chip negli Stati Uniti

Feb 13, 2026 | Geo/Politica

Attraverso un’accordo diventato ormai usuale da quando si è insediato Trump alla casa Bianca, Taiwan ha barattato il suo surplus commerciale per una garanzia di sicurezza industriale. Con la firma dell’Accordo sul Commercio Reciproco (ART), ufficializzata questa mattina dal Presidente Lai Ching-te dopo una riunione del consiglio di sicurezza nazionale, Washington e Taipei hanno inaugurato una nuova era di integrazione economica che va ben oltre i semplici dazi.

I numeri dell’accordo

Il cuore dell’intesa è un compromesso pragmatico. Gli Stati Uniti hanno accettato di limitare le tariffe sui beni taiwanesi al 15%, eliminando lo svantaggio competitivo che penalizzava l’isola rispetto a Corea del Sud e Giappone. In cambio, Taiwan ha aperto quasi totalmente il suo mercato (rimuovendo i dazi sul 99% dei beni USA) e si è impegnata in un massiccio programma di acquisti “Made in USA” per un valore di quasi 85 miliardi di dollari entro il 2029.

La lista della spesa di Taipei è strategica: 44,4 miliardi in gas naturale e petrolio per sostituire il carbone, 15,2 miliardi in aviazione civile (una boccata d’ossigeno per Boeing) e 25,2 miliardi in infrastrutture elettriche per modernizzare una rete messa a dura prova dalle fabbriche di chip.

Chip in cambio di esenzioni

L’aspetto più sofisticato dell’accordo riguarda i semiconduttori. Utilizzando la leva della Sezione 232 (sicurezza nazionale), Washington ha concesso l’esenzione dai dazi ai chip taiwanesi, ma a una condizione ferrea: la produzione deve spostarsi in America. Le aziende come TSMC potranno importare componenti esentasse solo in proporzione alla loro capacità produttiva installata negli Stati Uniti.

Questo meccanismo ha scatenato l’euforia dei mercati. L’indice TAIEX ha chiuso oggi a un livello record storico, superando i 33.000 punti, trainato da un balzo del 3,58% di TSMC, con gli investitori che scommettono sulla rimozione del rischio di guerre commerciali.

Le spine interne

Non tutti festeggiano. L’opposizione del Kuomintang (KMT) ha lanciato un duro attacco, definendo l’accordo rischioso per la salute pubblica. Il punto critico è l’apertura all’importazione di carne bovina macinata e frattaglie dagli USA, che comporta l’accettazione degli standard internazionali sulla ractopamina (un additivo per mangimi), e il riconoscimento automatico delle approvazioni della FDA americana per i farmaci, visto come una cessione di sovranità sanitaria.

La reazione della Cina

Mentre Taipei celebra il “Modello Taiwan” di integrazione con l’Occidente, la reazione di Pechino è stata gelida. Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha condannato l’accordo, definendo Lai un “separatista ostinato” e accusando gli USA di violare il principio di “Una Sola Cina”, sebbene le opzioni di ritorsione economica sembrino al momento limitate.

In sintesi, l’ART non è solo un trattato commerciale: è un’assicurazione sulla vita che Taiwan ha acquistato a caro prezzo, legando indissolubilmente la propria economia, e le proprie fabbriche di chip, al destino degli Stati Uniti.

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