L’azienda si conferma l’utility essenziale per la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale, stringendo un patto pluriennale per alimentare i modelli Claude. A poche ore dal mega-accordo con Meta, il mercato premia l’infrastruttura “bare-metal” facendo volare il titolo.
La sessione di venerdì 10 aprile ha segnato un punto di svolta decisivo nell’economia globale dell’Intelligenza Artificiale. Il mercato ha incoronato CoreWeave (NASDAQ: CRWV) non più come una semplice startup in rapida crescita, ma come la spina dorsale infrastrutturale ineludibile per le più grandi potenze tecnologiche del mondo. In seguito all’annuncio di un monumentale accordo pluriennale con Anthropic, il laboratorio pioniere nello sviluppo di modelli IA di frontiera, le azioni di CoreWeave hanno registrato un balzo del 10,87%, chiudendo la settimana a 102,00 dollari per azione.
L’entusiasmo di Wall Street si è tradotto in volumi di scambio frenetici: nella singola seduta sono passate di mano 78,7 milioni di azioni, una cifra superiore di circa il 190% rispetto alla media trimestrale di 27,1 milioni.
Il patto per la “produzione reale”
Al centro del rally azionario vi è l’accordo che porterà Anthropic a sfruttare la massiccia piattaforma cloud statunitense di CoreWeave per eseguire carichi di lavoro su scala produttiva. L’obiettivo è supportare l’implementazione globale della celebre famiglia di modelli IA “Claude”.

“L’IA non riguarda più solo l’infrastruttura, ma le piattaforme che trasformano i modelli in un impatto reale sul mondo”, ha commentato Michael Intrator, Co-fondatore e CEO di CoreWeave. “Siamo entusiasti di lavorare con Anthropic al centro del luogo in cui i modelli vengono messi all’opera e in cui le prestazioni in produzione si manifestano. È esattamente il tipo di dispiegamento reale dell’IA per cui CoreWeave è stata costruita”.
Dal punto di vista tecnologico, CoreWeave metterà a disposizione di Anthropic un’infrastruttura “bare-metal”, priva dei freni del software tipici della virtualizzazione, capace di incrementare le prestazioni fino al 30%. Ancor più rilevante è l’impegno di CoreWeave a integrare in questi data center l’attesissima architettura “Vera Rubin” di Nvidia a partire dalla fine del 2026, fornendo la potenza di calcolo necessaria per abbattere l’enorme costo dell’inferenza.
L’alleanza infrastrutturale non poteva arrivare in un momento più delicato per Anthropic. Appena tre giorni fa, l’azienda guidata da Dario Amodei ha scosso l’industria della sicurezza informatica annunciando il “Project Glasswing”. L’iniziativa sfrutta un nuovo modello non ancora rilasciato al pubblico, il “Claude Mythos Preview”, capace di individuare vulnerabilità software zero-day con una precisione allarmante, eludendo le capacità umane.
Per gestire uno sforzo difensivo planetario che coinvolge colossi come Apple, Google, Microsoft, Amazon Web Services e Broadcom , Anthropic necessitava di un’escalation immediata della propria capacità computazionale, al fine di alimentare i sistemi prima che potessero farlo eventuali attori malevoli. L’intesa con CoreWeave copre esattamente questo disperato bisogno di scalabilità.

La firma con Anthropic consacra un filotto commerciale irripetibile per CoreWeave. Solo ventiquattr’ore prima, l’azienda aveva annunciato l’estensione monumentale del proprio contratto con Meta Platforms, garantendo a Mark Zuckerberg capacità cloud per un valore di circa 21 miliardi di dollari fino al 2032. Se sommato agli accordi precedenti, l’impegno totale di Meta nei confronti di CoreWeave ha ora raggiunto la strabiliante cifra di 35,2 miliardi di dollari.
Oggi, nove dei primi dieci fornitori di modelli di intelligenza artificiale al mondo si affidano alla rete di CoreWeave , solidificando il suo status di principale “Altscaler”, capace di strappare i carichi di lavoro a più alto margine ai giganti tradizionali del cloud come Amazon AWS o Google Cloud. L’incredibile portfolio ordini garantiti (backlog) di CoreWeave ha superato la quota di 66 miliardi di dollari.
Questa supremazia si riflette anche in un trionfo sul mercato dei capitali. Nelle stesse ore dell’accordo, l’azienda ha dimostrato come l’hardware IA sia ormai considerato una risorsa sicura al pari di acquedotti o centrali elettriche, un fenomeno ribattezzato “Utility-fication”. CoreWeave ha perfezionato un finanziamento da 8,5 miliardi di dollari garantito unicamente da asset informatici (GPU), ottenendo per la prima volta nella storia un rating “investment-grade” (A3) da parte di Moody’s. Contemporaneamente, una massiccia offerta di obbligazioni convertibili, inizialmente prevista per 3 miliardi, è stata aumentata a 3,5 miliardi di dollari per assorbire l’enorme domanda istituzionale, chiudendo l’operazione con un irrisorio tasso di interesse dell’1,75% e un tetto massimo di conversione (“cap price”) fissato a ben 230 dollari per azione.
Se da un lato l’azienda naviga in perdite nette a breve termine (284 milioni nell’ultimo trimestre) a causa di una spesa in conto capitale (CapEx) monstre stimata in 30 miliardi per il solo 2026 , Wall Street ha chiaramente fatto la sua scelta. Nel grande casinò della rivoluzione algoritmica, gli investitori stanno scommettendo tutto sul padrone di casa, su colui che possiede le uniche fiches senza le quali la partita non può essere giocata: l’infrastruttura ultraveloce di CoreWeave.







