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Bce, allarme di Lagarde sullo shock energetico: “Pronti a mosse decise sui tassi contro l’inflazione”

Mar 25, 2026 | MacroEconomia

La Banca Centrale Europea è pronta a rompere gli indugi. In un clima di profonda incertezza globale, la presidente della Bce Christine Lagarde ha lanciato un avvertimento inequivocabile: l’Eurotower potrebbe alzare i tassi di interesse per arginare la fiammata inflazionistica innescata dall’escalation militare in Medio Oriente. Nel suo discorso tenuto questa mattina a Francoforte, Lagarde ha chiarito che, sebbene la Bce valuterà i dati incontro per incontro, l’istituto “non si lascerà paralizzare dall’esitazione”.

A pochi giorni dalla decisione del Consiglio Direttivo di mantenere i tassi di riferimento invariati al 2% sui depositi, il rapido deterioramento del quadro geopolitico impone un potenziale cambio di rotta. Il conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, unito agli attacchi alle infrastrutture e al blocco de facto dello Stretto di Hormuz, ha spinto il petrolio Brent oltre i 100 dollari al barile, riaccendendo lo spettro di una nuova crisi energetica. Di fronte a questo shock, Lagarde ha affermato che la Bce dovrà rispondere in modo “appropriatamente energico o persistente” qualora l’inflazione dovesse deviare significativamente e in modo duraturo dal target del 2%.

L’intuizione forse più delicata dell’analisi di Lagarde riguarda la psicologia degli agenti economici. L’Europa porta ancora i segni della crisi inflazionistica del 2022. Secondo la presidente della Bce, questa “memoria recente” vissuta da un’intera generazione potrebbe spingere le aziende a traslare molto più rapidamente l’aumento dei costi dell’energia sui prezzi finali e i lavoratori a richiedere adeguamenti salariali immediati.

Per questo motivo, un intervento della Bce potrebbe rendersi necessario anche in presenza di un superamento del target inflazionistico “non troppo persistente” o di entità modesta. Ignorare un rialzo dei prezzi senza dare una risposta comporterebbe un grave “rischio di comunicazione”: il pubblico, i mercati e le imprese faticherebbero a comprendere l’inerzia di una banca centrale che non reagisce di fronte al crescente costo della vita.

Gli scenari previsti e le ricadute su spread e mutui

I modelli econometrici di Francoforte hanno elaborato diversi scenari di stress. In un quadro “avverso”, l’inflazione toccherebbe un picco del 3,5% quest’anno per poi rientrare gradualmente, richiedendo comunque una risposta monetaria misurata. Nello scenario “grave” da tempesta perfetta, caratterizzato da danni prolungati alle infrastrutture energetiche del Golfo, l’inflazione potrebbe schizzare al 4,4% nel 2026 e arrivare a una media catastrofica del 4,8% nel 2027, condannando la crescita economica dell’Eurozona a un asfittico 0,4% per l’anno in corso.

Le parole di Lagarde si sono abbattute su mercati già nervosi. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi ha vissuto una sessione di grande volatilità, balzando a un picco di oltre 92 punti base prima di ritracciare verso quota 80-87 in scia a notizie su una proposta di cessate il fuoco.

Le conseguenze della nuova linea dura si fanno sentire immediatamente anche sull’economia reale, specialmente sul fronte del credito alle famiglie: l’aspettativa di nuovi “ritocchi all’insù” del costo del denaro ha spinto le banche a cautelarsi. In Italia, i tassi fissi per i mutui sull’acquisto della casa si sono ormai consolidati su un pavimento del 3%, segnando una repentina battuta d’arresto per la stagione dei tagli tanto attesa all’inizio dell’anno.

Il messaggio conclusivo di Francoforte è netto. La politica monetaria non ha il potere di abbassare fisicamente il prezzo del barile di greggio, ma interverrà implacabilmente riducendo la domanda se i rincari intaccheranno il resto dell’economia. Spetta ai governi fare da scudo, ma con risorse limitate: qualsiasi misura fiscale di sostegno contro lo shock energetico, ha scandito Lagarde, dovrà essere rigidamente “temporanea, mirata e calibrata”. L’era dei sussidi a pioggia è ufficialmente terminata.

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