Gli Stati Uniti stanno ridefinendo in modo drastico le regole del mercato tecnologico, spinti da indagini per contrabbando e crescenti timori per la sicurezza nazionale. Negli ultimi giorni, una rapida combinazione di eventi ha scosso il settore AI americano e non solo: l’incriminazione dei vertici di Super Micro Computer per un massiccio schema di contrabbando verso la Cina, la conseguente richiesta bipartisan di bloccare l’export di chip Nvidia nel Sud-est asiatico e un bando senza precedenti della FCC sui router domestici.
Lo scandalo Supermicro
Il detonatore di questa crisi è stato lo scandalo denominato “Gatekeeper”. Il 19 marzo 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato tre individui strettamente legati a Super Micro Computer, tra cui il co-fondatore ed ex membro del consiglio di amministrazione Yih-Shyan “Wally” Liaw, per aver orchestrato una rete di contrabbando del valore stimato di 2,5 miliardi di dollari. Tra il 2024 e il 2025, il gruppo avrebbe dirottato verso la Cina server dotati dei più avanzati acceleratori per l’intelligenza artificiale di Nvidia, aggirando così le severe limitazioni imposte da Washington per motivi di sicurezza.

Il metodo utilizzato per eludere i controlli operativi è molto ingegnoso. Secondo l’atto d’accusa, per superare con successo le ispezioni federali e le verifiche interne, i trafficanti avrebbero allestito migliaia di server fantoccio non funzionanti. Utilizzando dei comuni asciugacapelli industriali, gli operatori rimuovevano meticolosamente le etichette normative e i numeri di serie dalle macchine reali, già in viaggio verso la Cina in scatole anonime, per incollarle sui server finti mostrati agli ispettori. La rivelazione ha provocato il panico sui mercati finanziari, causando un crollo verticale del titolo Supermicro a Wall Street, precipitato di oltre il 33% in una singola seduta, bruciando così miliardi di dollari di capitalizzazione. Al contrario, aziende rivali come Dell Technologies hanno beneficiato della fuga degli investitori verso porti percepiti come più sicuri e rigorosi nella conformità alle normative.
L’ira dei senatori contro l’export di Nvidia
Le ripercussioni politiche dell’indagine sono state fulminee. Il 24 marzo 2026, i senatori Jim Banks (repubblicano) ed Elizabeth Warren (democratica) hanno fatto fronte comune inviando una dura lettera formale al Segretario al Commercio dell’amministrazione Trump, Howard Lutnick. I legislatori hanno richiesto un’azione immediata per arrestare quella che definiscono una deviazione su larga scala della tecnologia americana, domandando la sospensione o una revisione delle licenze di esportazione dei chip Nvidia verso paesi del Sud-est asiatico come Malesia, Thailandia, Vietnam e Singapore.

L’iniziativa del Congresso è stata alimentata da un’inchiesta investigativa del Financial Times. L’analisi del quotidiano ha svelato che almeno 1 miliardo di dollari in processori avanzati Nvidia, incluso l’ambitissimo B200, sono stati scambiati nel fiorente mercato nero cinese nei tre mesi immediatamente successivi all’ultimo inasprimento dei controlli sulle esportazioni. I senatori Warren e Banks hanno inoltre criticato aspramente l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, accusandolo di aver fornito garanzie ingannevoli sul reale monitoraggio della conformità dei propri clienti per evitare blocchi commerciali.
La morsa della FCC sui router domestici
Parallelamente alla stretta sui semiconduttori per data center, le autorità federali hanno sferrato un colpo decisivo anche all’hardware di consumo quotidiano. Il 23 marzo 2026, la Federal Communications Commission (FCC) ha aggiornato la sua lista ufficiale di apparecchiature vietate, imponendo un blocco formale sull’autorizzazione e sull’importazione di tutti i nuovi modelli di router di livello consumer prodotti in nazioni estere.
La misura preventiva si basa su una determinazione dell’esecutivo che individua nell’infrastruttura di rete straniera un rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale e un’enorme vulnerabilità nella catena di approvvigionamento. La FCC ha sottolineato come le falle di sicurezza presenti nei router fabbricati all’estero siano state sfruttate in cyberattacchi di vasta portata, tra cui le campagne condotte da gruppi di hacker, come “Volt Typhoon” e “Salt Typhoon”, per infiltrare reti vitali e civili americane.
Sebbene i consumatori possano continuare a utilizzare l’hardware già acquistato e i rivenditori possano smaltire le scorte precedentemente autorizzate, nessun nuovo modello estero potrà debuttare negli Stati Uniti senza un’approvazione condizionata. Per ottenere questa deroga governativa, le aziende dovranno presentare un piano vincolante per trasferire le proprie operazioni manifatturiere all’interno del territorio statunitense. Questa direttiva minaccia di sconvolgere l’intero mercato, considerando che il divieto non fa distinzioni di marchio e colpisce persino i produttori della Silicon Valley che esternalizzano il loro assemblaggio nel Sud-est asiatico.





