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L’Iran elude la guerra nel Golfo: milioni di barili di petrolio spediti in Cina attraverso lo Stretto di Hormuz bloccato

Mar 11, 2026 | MacroEconomia

Lo Stretto di Hormuz è attualmente descritto come un inferno impraticabile per il commercio marittimo globale, ma la realtà dei fatti dimostra un’eccezione clamorosa: la rotta è ancora aperta, ma esclusivamente per la Cina. Mentre l’escalation militare del marzo 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran ha di fatto paralizzato il traffico occidentale e fatto schizzare i prezzi del greggio oltre la soglia dei 100 dollari al barile , i tracciamenti satellitari rivelano che il blocco navale iraniano è strettamente selettivo. Dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio, l’Iran ha esportato almeno 11,7 milioni di barili di petrolio attraverso il Golfo Persico, tutti con un unico destinatario finale: Pechino.

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L’espediente per il passaggio delle petroliere cinesi

Come è possibile che queste navi operino in acque dove persino le grandi compagnie assicurative internazionali hanno revocato ogni copertura? La risposta risiede nell’impiego massiccio della cosiddetta “flotta ombra”. Oltre la metà dei transiti residui è effettuata da queste petroliere sanzionate che viaggiano “al buio”, spegnendo i transponder AIS per scomparire dai radar marittimi ufficiali. Una volta entrate nelle zone calde controllate dalle forze iraniane, queste imbarcazioni utilizzano segnali contraffatti, trasmettendo codici come “equipaggio cinese” o “proprietario cinese”. Questo stratagemma agisce come un vero e proprio salvacondotto, garantendo un lasciapassare sotto il naso delle batterie missilistiche di Teheran.

Dietro questa logistica clandestina non c’è solo pragmatismo diplomatico, ma un imperativo di sopravvivenza dettato dalle necessità economiche iraniane. A seguito dei duri colpi subiti dalla catena di comando centrale, l’infrastruttura militare dei Pasdaran (IRGC) si è decentralizzata in 31 comandi provinciali autonomi dotati di totale libertà operativa. Questi comandanti locali sono consapevoli che la Cina assorbe tra l’80% e il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Colpire una petroliera diretta a Pechino significherebbe tagliare l’unica fonte di reddito vitale che finanzia le loro stesse operazioni militari, l’assemblaggio dei droni e i salari delle truppe.

Il risultato è un paradosso geopolitico senza precedenti. Mentre le potenze occidentali affrontano il pericolo dell’inflazione e del rincaro energetico globale , l’arteria marittima più pericolosa del mondo rimane un corridoio solo per Pechino. L’Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un casello esclusivo, dimostrando che gli imperativi economici continuano a dettare le regole anche nel mezzo di una guerra ad alta intensità.

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