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Bitcoin sulle montagne russe: dal crollo del 50% al test dei 70.000$. È “capitolation” o opportunità generazionale?

Feb 8, 2026 | Finanza

Questa settimana ha rappresentato un test importante di maturità per Bitcoin, e il risultato è un verdetto sospeso tra il panico estremo e la resilienza istituzionale. In questo momento, la principale criptovaluta scambia intorno ai 70.400 dollari, un livello che fino a pochi giorni fa sembrava un supporto invalicabile e che ora, dopo un “flash crash” da manuale, appare come una trincea riconquistata a fatica.

Per comprendere l’importanza del momento, bisogna guardare l’orizzonte temporale dell’ultimo anno. Quello a cui stiamo assistendo non è un semplice ritracciamento, ma il culmine di una correzione strutturale che ha dimezzato il valore dell’asset più performante del decennio.

L’anatomia del ciclo

Solo quattro mesi fa, il mercato raccontava una storia diversa. Sull’onda dell’euforia post-ETF e dell’ottimismo politico negli Stati Uniti, Bitcoin aveva innescato un rally parabolico durato per buona parte del 2025, registrando un rialzo superiore al 100% dai minimi dell’anno precedente. L’apice della corsa è stato toccato il 6 ottobre 2025, quando il prezzo ha stampato il suo massimo storico assoluto (ATH) a quota 126.210 dollari.

Da quel picco vertiginoso, la discesa è stata lenta ma inesorabile, fino all’accelerazione ribassista di questa settimana. Tra il 4 e il 6 febbraio, il mercato ha ceduto di schianto: Bitcoin ha perso oltre il 52% dal suo massimo di ottobre, sfondando i supporti a 80.000 e 70.000 dollari in poche ore e toccando un minimo intraday in area 59.930 dollari.

I fattori macro del crollo

Gli analisti concordano: non c’è stato un unico colpevole, ma una convergenza di fattori tossici per gli asset di rischio.

  1. Il “fattore Warsh” e la Fed: La nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve ha gelato i mercati. La prospettiva di una politica monetaria più rigida (“falco”) e di tassi reali positivi più a lungo ha rafforzato il dollaro (DXY sopra 97.5), rendendo meno attraente l’oro digitale.
  2. Liquidazioni: Il mercato dei derivati era saturo. La rottura dei 74.000 dollari ha innescato una cascata di margin call. Secondo i dati Coinglass, in una sola seduta sono stati liquidati oltre 775 milioni di dollari di posizioni long, con un totale settimanale che supera i 2,5 miliardi.
  3. Correlazione con il Tech: Bitcoin ha pagato dazio alla sua elevata correlazione con il Nasdaq, trascinato al ribasso dai dubbi sulla profittabilità dell’Intelligenza Artificiale e da trimestrali miste delle Big Tech.

Il rimbalzo e il paradosso di MicroStrategy

La reazione, tuttavia, è stata violenta quanto la caduta. Toccato il fondo dei 60.000 dollari, un livello difeso dalla Media Mobile a 200 settimane e dai costi di produzione dei miner, i compratori sono riemersi, spingendo il prezzo a rimbalzare del 15% in meno di 48 ore.

Un dato curioso emerge dai flussi istituzionali: mentre il mercato retail vendeva in preda al panico, l’ETF di BlackRock (IBIT) ha continuato a registrare afflussi netti positivi, segnalando che gli “smart money” stanno accumulando sulla debolezza. Al centro del ciclone c’è MicroStrategy. L’azienda di Michael Saylor, che detiene oltre 713.000 BTC con un prezzo medio di acquisto di circa 76.000 dollari, si è trovata virtualmente in perdita per la prima volta dopo mesi. Nonostante una perdita trimestrale contabile di 12 miliardi di dollari dovuta alla svalutazione degli asset, il titolo MSTR ha rimbalzato del 23% venerdì, allontanando per ora gli spettri di una liquidazione forzata.

Le prospettive: “extreme fear” come segnale di acquisto?

Oggi, il Fear & Greed Index segna un valore di 8 (Extreme Fear), livelli che non si vedevano dal crollo di FTX nel 2022. Storicamente, questi momenti di terrore irrazionale hanno spesso segnato i minimi di ciclo.

Gli analisti restano divisi. I “ribassisti” come Peter Brandt avvertono che la rottura della struttura rialzista potrebbe portare a un test dei 50.000 dollari se il rimbalzo attuale si rivelasse un “Dead Cat Bounce”. I “rialzisti”, supportati dai dati on-chain che mostrano i miner e le “balene” accumulare, vedono nei 60.000 dollari il pavimento definitivo prima di una nuova fase di accumulazione in vista della seconda metà del 2026.

La partita si gioca ora sulla tenuta dei 70.000 dollari: se Bitcoin riuscirà a consolidare sopra questa soglia, il peggio potrebbe essere alle spalle. In caso contrario, l’inverno crypto del 2026 potrebbe essere appena iniziato.

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