L’analisi di Deutsche Bank svela una rottura storica tra PIL e occupazione: mentre la produttività vola grazie all’AI, le assunzioni frenano. E all’interno della Federal Reserve si apre la frattura.
C’è qualcosa di rotto nel motore dell’economia americana. Per decenni, la regola è stata semplice: se il PIL cresce, le aziende assumono. Ma all’alba del 2026, questa certezza è crollata. Gli analisti di Deutsche Bank Research hanno identificato un “breakdown” strutturale, una divergenza che vede l’economia statunitense crescere a ritmi sostenuti mentre il mercato del lavoro si raffredda pericolosamente.
La fine della correlazione
Secondo il rapporto guidato dagli economisti Matthew Luzzetti e Brett Ryan, tra il 2002 e il 2019 la correlazione tra crescita economica e nuove assunzioni era dell’84%. Oggi, quel legame si è spezzato. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) USA continua a battere le attese, con una crescita stimata attorno al 2,5% per il 2026 e picchi recenti sopra il 4%, eppure i libri paga (payrolls) restano inferiori al trend pre-pandemico di quasi 5 milioni di unità.
Il motore della divergenza
Perché le aziende producono di più senza assumere? La risposta di Deutsche Bank risiede in una trasformazione settoriale profonda. Da un lato ci sono i settori “Labor Hoarders” (come il commercio al dettaglio), che dopo aver assunto troppo post-Covid, ora stanno smaltendo gli eccessi. Dall’altro, c’è il boom della produttività tecnologica. Il settore Tech e dell’Informazione sta registrando un valore aggiunto in forte ascesa (“briskly rising”) mantenendo il personale stabile o in calo. È l’effetto visibile dell’Intelligenza Artificiale: le aziende generano ricchezza scalabile senza bisogno di una forza lavoro proporzionale.
La frattura nella Federal Reserve
Questo scenario ha creato un dilemma politico e monetario esploso durante l’ultima riunione del FOMC del 28 gennaio 2026. La Fed ha deciso di mantenere i tassi fermi nel range 3.50% – 3.75%, citando una crescita “solida”. Tuttavia, la decisione non è stata unanime. I governatori Stephen Miran e Christopher Waller hanno votato contro, chiedendo un taglio immediato. Il loro timore? Che la Fed stia guardando un PIL “dopato” dalla produttività e ignori i segnali di allarme reali: le offerte di lavoro (JOLTS) sono crollate e il rapporto tra posti vacanti e disoccupati è sceso a 0,87, il livello più basso dal 2021.
L’incognita dei dati
A complicare il quadro c’è l’affidabilità dei numeri. A causa del recente shutdown governativo, i dati cruciali sono in ritardo, ma le stime preliminari sulle revisioni annuali del Bureau of Labor Statistics (attese ora per l’11 febbraio) suggeriscono che potrebbero “sparire” circa 900.000 posti di lavoro dalle statistiche passate.
Se confermato, questo dato darebbe ragione ai “dissidenti” della Fed: l’economia è molto più fragile di quanto dicano i titoli sul PIL. Con le elezioni di metà mandato (Midterms) all’orizzonte nel novembre 2026, la percezione di un mercato del lavoro stagnante (“dour perception”) potrebbe diventare l’ostacolo politico numero uno, nonostante i record di produttività.





