Oggi alle 20:00, il Federal Open Market Committee (FOMC) annuncerà la sua prima decisione di politica monetaria del 2026. Mentre Wall Street trattiene il fiato, tutti gli indicatori puntano verso un unico esito: una pausa tattica.
Nonostante le forti pressioni della Casa Bianca per un taglio immediato, i mercati finanziari assegnano una probabilità superiore al 97% che la Fed mantenga i tassi di interesse invariati nel range 3,50% – 3,75%. Ma se il verdetto sembra scontato, le motivazioni e il contesto in cui matura sono più che mai incerti e complicati.
Ecco l’analisi completa di ciò che sta per accadere, basata sui dati macroeconomici e sulle tensioni istituzionali che stanno scuotendo Washington.
1. Il motivo della decisione: l’inflazione
Perché Jerome Powell dovrebbe deludere le aspettative di chi spera in un denaro meno costoso? La risposta risiede nei dati di dicembre, che hanno spento l’entusiasmo per una disinflazione rapida.
Dopo aver tagliato i tassi per tre volte consecutive alla fine del 2025, la Fed si trova di fronte a un’inflazione che rifiuta di tornare docilmente al target del 2%.
- CPI al 2,7%: L’indice dei prezzi al consumo di dicembre 2025 si è attestato al 2,7% su base annua, un livello che la banca centrale considera ancora troppo distante dall’obbiettivo della banca centrale Usa.
- Il fattore “shelter”: Il vero problema rimane il costo delle abitazioni (Shelter), cresciuto del 3,2%. Finché questa componente non mostrerà un calo deciso, la Fed teme che tagliare i tassi possa riaccendere la corsa dei prezzi, ripetendo gli errori degli anni ’70.
- PCE Core: Anche la misura preferita dalla Fed, il PCE Core, resta “incollata” al 2,8% (dato di novembre), segnalando pressioni inflazionistiche di fondo persistenti.
In sintesi: l’economia non si è raffreddata abbastanza da giustificare un ulteriore stimolo monetario oggi. La parola d’ordine nel comunicato di stasera sarà probabilmente “pazienza”.
2. Il mercato del lavoro: debolezza, ma non collasso
Se l’inflazione suggerisce cautela, il mercato del lavoro invia segnali misti che complicano la vita ai banchieri centrali.
- Rallentamento evidente: A dicembre sono stati creati solo 50.000 nuovi posti di lavoro, un dato ben al di sotto della media di unità di un mercato in salute.
- Disoccupazione in crescita: Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%. Sebbene questi numeri indichino un deterioramento, non siamo ancora in territorio di recessione grave. Con un PIL che nel terzo trimestre 2025 ha viaggiato sopra il 4% e stime ancora solide per l’inizio del 2026, la Fed può permettersi di aspettare ancora qualche mese per valutare se la debolezza del lavoro sia transitoria o strutturale.
3. La guerra tra Trump e la Fed
Mai come in questa riunione, la politica incombe sulle decisioni tecniche. La Federal Reserve sta operando sotto un assedio istituzionale senza precedenti.
- L’indagine su Powell: Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine penale sui costi di ristrutturazione degli edifici della Fed. Powell ha reagito con un video messaggio inusuale, definendo l’azione un “pretesto” dell’amministrazione Trump per intimidire la banca centrale e forzare un taglio dei tassi.
- Il caso Lisa Cook: Parallelamente, la Corte Suprema sta decidendo se il Presidente può licenziare la governatrice Lisa Cook “per giusta causa”, un caso che potrebbe creare un precedente decisivo per riscrivere le regole dell’indipendenza della Fed.
In questo clima, mantenere i tassi fermi diventa anche un atto di affermazione di indipendenza. Cedere alle richieste di Trump tagliando i tassi oggi, in assenza di dati economici che lo giustifichino pienamente, minerebbe per sempre la credibilità dell’istituzione.
4. Cosa aspettarsi stasera
Alle 20:00, quando uscirà il comunicato, l’attenzione non sarà sul tasso (che quasi sicuramente resterà fermo), ma sui voti contrari. È molto probabile che vedremo un dissenso interno: il governatore Stephan Miran, nominato da Trump, spinge apertamente per tagli aggressivi (fino a 150 punti base quest’anno) e potrebbe votare contro la pausa, chiedendo una riduzione immediata.
Alle 20:30, durante la conferenza stampa, Powell dovrà navigare in un campo minato. I giornalisti lo incalzeranno sull’indagine del DOJ e sulle pressioni politiche. La sua risposta sarà cruciale: se confermerà la linea “Higher for Longer” (tassi alti più a lungo), i mercati azionari potrebbero correggere.
5. Prospettive future: il dopo Powell
Guardando oltre oggi, il futuro della politica monetaria è nebuloso. Il mandato di Powell scade a maggio 2026. Il Presidente Trump ha già promesso che i tassi scenderanno “di molto” sotto il suo successore. I nomi più quotati per rimpiazzare Powell includono Rick Rieder, Kevin Hassett e Kevin Warsh.
Gli analisti prevedono che la “vera” azione inizierà nella seconda metà dell’anno. I mercati ora scommettono che il prossimo taglio dei tassi non avverrà prima di giugno o luglio 2026, quando la nuova leadership della Fed si insedierà e l’inflazione (si spera) avrà dato segnali più convincenti di discesa.
In conclusione: Oggi la Fed sceglierà la prudenza, ma è una calma apparente. Tra un’inflazione che non molla e una politica che preme, la banca centrale americana si prepara a uno degli anni più difficili della sua storia.





