Il risveglio della Corea del Sud, questa mattina, ha avuto il sapore amaro di un déjà-vu dell’era “America First”. Con un post notturno su Truth Social, Donald Trump ha fatto saltare il banco della diplomazia transpacifica, minacciando di innalzare i dazi sulle importazioni sudcoreane dal 15% al 25%. Una mossa che colpisce al cuore i giganti dell’auto come Hyundai e Kia, ma che svela una strategia di coercizione molto più ampia verso gli storici alleati asiatici.
Il motivo dell’ira di Trump
La motivazione formale della Casa Bianca è procedurale, ma la sostanza è finanziaria. Trump accusa l’Assemblea Nazionale coreana di aver fallito nel ratificare l'”accordo commerciale storico” siglato nel luglio 2025. L’intesa prevedeva uno scambio chiaro: Washington avrebbe mantenuto i dazi al 15% (invece che al 25%) in cambio di un colossale piano di investimenti sudcoreani negli USA pari a 350 miliardi di dollari in settori strategici come cantieristica ed energia.
“Poiché la legislatura coreana non ha promulgato il nostro accordo… con la presente aumento i dazi su auto, legname e farmaci”, ha tuonato il Presidente.
La realtà politica a Seoul è però più complessa. Il ritardo non è solo burocratico: il governo progressista del Presidente Lee Jae-myung è bloccato da un’opposizione conservatrice e, soprattutto, dai timori della Banca Centrale. Con il Won che ha perso il 7% in sei mesi, autorizzare un deflusso di capitali di tale portata verso gli USA rischierebbe di innescare una crisi valutaria disastrosa .

Coupang e il monito canadese
Analisti e diplomatici suggeriscono che il ritardo legislativo sia solo un pretesto. La furia di Trump sembra alimentata da due fattori occulti:
- Il caso Coupang: Il gigante dell’e-commerce coreano (quotato a New York) è sotto indagine a Seoul per violazione della privacy. Gli investitori americani hanno chiesto alla Casa Bianca di intervenire, accusando la Corea di “bullismo regolatorio” contro un’azienda legata a Wall Street. La minaccia sui dazi auto potrebbe essere la leva per fermare queste indagini.
- L’effetto Canada: Solo 48 ore fa, Trump ha minacciato il Canada con dazi al 100% se Ottawa avesse finalizzato un accordo con la Cina. Il messaggio a Seoul è identico: ogni tentativo di autonomia economica o avvicinamento a Pechino verrà punito severamente.
La reazione dei mercati: panico auto, euforia chip
La reazione della Borsa di Seoul (KOSPI) è stata paradossale. Mentre i titoli automotive crollavano per il timore di perdere competitività negli USA (Hyundai e Kia hanno perso terreno, rischiando un taglio degli utili del 20%), l’indice generale ha toccato il record storico dei 5.000 punti. A trainare il listino sono stati i semiconduttori (Samsung e SK Hynix). Il mercato scommette che Trump, nel mezzo della guerra tecnologica per l’Intelligenza Artificiale, non oserà toccare i chip coreani, indispensabili per la Silicon Valley, concentrando il fuoco solo sulla “vecchia” industria manifatturiera.
Ad oggi, nessun accordo è blindato e la sicurezza economica degli alleati è una variabile dipendente dagli umori della Casa Bianca.





