Tra le nevi di Davos, dove il clima geopolitico è più rigido delle temperature esterne, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha giocato ieri la sua carta più rischiosa. Nel tentativo di disinnescare la mina della Groenlandia, che minaccia di far saltare l’Alleanza Atlantica sotto la pressione dell’amministrazione Trump, Rutte ha scelto la via del realismo brutale: dare ragione al Presidente americano sulla diagnosi, per provare a cambiarne la cura.
“Non studiano gli orsi polari”
Intervenendo al World Economic Forum, Rutte ha squarciato il velo della diplomazia europea. “Senza Trump i Paesi Ue non sarebbero mai arrivati al 2% della spesa in difesa”, ha esordito, per poi affondare il colpo sulla questione più spinosa: la sicurezza dell’Artico. “Il Presidente Trump e altri leader hanno ragione. Dobbiamo fare di più. Dobbiamo proteggere l’Artico dall’influenza russa e cinese”.
Il Segretario Generale ha delineato uno scenario inquietante, supportato dai rapporti di intelligence dell’Alleanza. La cooperazione tra Mosca e Pechino nel Grande Nord non è più una teoria, ma una realtà operativa. Le navi cinesi, ufficialmente in missione scientifica, e i sottomarini russi non sono lì per turismo. Come hanno ribadito i vertici militari a margine del forum, queste unità “non stanno studiando le foche e gli orsi polari”, ma effettuano mappature batimetriche dei fondali per preparare le rotte dei sottomarini nucleari e individuare i cavi sottomarini vitali per le comunicazioni occidentali.
La questione Groenlandia
La mossa di Rutte è sottile. Confermando che la Groenlandia è un “choke point” (snodo strategico) strategico fondamentale per monitorare l’Atlantico del Nord e garantire che gli Stati Uniti possano soccorrere l’Europa in caso di guerra, Rutte valida la preoccupazione di Washington. Tuttavia, la sua soluzione diverge radicalmente dall’annessione richiesta dalla Casa Bianca. Invece di cedere la sovranità, la NATO propone una “protezione comune” rafforzata. Non è un caso che, mentre Rutte parlava a Davos, le forze speciali di Francia, Germania e Regno Unito fossero già dispiegate sul ghiaccio groenlandese per l’operazione “Arctic Endurance”, un segnale muscolare che l’Europa è pronta a difendere i confini dell’Alleanza.
Il prezzo della pace
Il messaggio finale di Rutte agli alleati europei è stato un avvertimento finanziario. La sicurezza nell’Artico e il contenimento della Russia in Ucraina, dove Mosca continua a sacrificare uomini ogni giorno pur di avanzare , hanno un costo esorbitante. Il vecchio obiettivo del 2% del PIL per la difesa è ormai obsoleto; a Davos si è iniziato a parlare apertamente di un target del 5% entro il 2035.
“So che mi odierete per questo,” ha ammesso Rutte rivolgendosi alla platea europea, “ma il dividendo della difesa è reale”. La scommessa di Rutte è chiara: trasformare la NATO in una macchina da guerra così efficiente e ben finanziata da rendere l’isolazionismo americano, e le mire immobiliari di Trump, strategicamente superflui. Resta da vedere se questo basterà a raffreddare la rabbia di Washington.





