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L’India supera il Giappone ed è la quarta economia globale: i motori della crescita

Gen 2, 2026 | MacroEconomia

Con una mossa silenziosa ma inesorabile, l’India ha ufficialmente superato il Giappone, diventando la quarta economia più grande del pianeta. I dati di fine anno confermano che il Prodotto Interno Lordo (PIL) indiano ha toccato quota 4,18 trilioni di dollari, relegando l’arcipelago nipponico al quinto posto.

Non si tratta solo di una vittoria statistica, ma del culmine di due traiettorie opposte che si incrociano: l’ascesa demografica e tecnologica dell’India contro il declino strutturale e la svalutazione monetaria del Giappone.

Il sorpasso è figlio di una forbice che si è allargata drasticamente nell’ultimo anno. Da un lato c’è l’India, che corre con una crescita reale superiore al 7%, spinta da consumi interni robusti e da un governo che ha iniettato miliardi in infrastrutture. Dall’altro c’è il Giappone, un gigante stanco che cresce a stento dello 0,5%, zavorrato da una popolazione che invecchia e, soprattutto, da uno Yen ai minimi storici che ha polverizzato il valore nominale della sua economia quando convertito in dollari.

I motori del miracolo indiano

Cosa sta spingendo l’elefante indiano a correre come una tigre? L’analisi dei dati rivela tre motori principali:

  1. La Fabbrica del Mondo 2.0: L’India non è più solo la terra dei servizi informatici. Grazie agli incentivi statali (schemi PLI), il paese è diventato il secondo produttore mondiale di telefoni cellulari. Colossi come Apple e Samsung hanno spostato qui enormi quote della produzione per diversificare dalla Cina, facendo esplodere le esportazioni di elettronica.
  2. La Rivoluzione Digitale: L’infrastruttura pubblica digitale (DPI) indiana è un caso di studio globale. Sistemi di pagamento come l’UPI hanno formalizzato l’economia a ritmi impensabili, permettendo a milioni di piccole imprese di accedere al credito e al mercato digitale, un volano che vale ormai quasi un quinto del PIL nazionale.
  3. Il premium dei Consumi: C’è una nuova classe media che non cerca più solo il risparmio. Il 2025 ha visto un boom nella spesa per beni di fascia alta, dai veicoli SUV agli immobili di lusso, segnando un’evoluzione qualitativa della domanda interna.

Il paradosso della ricchezza

Tuttavia, i numeri macroeconomici nascondono una realtà umana ben diversa. L’India è oggi un gigante economico, ma i suoi cittadini restano, in media, poveri. Il reddito pro capite indiano si ferma a circa 2.700 dollari, un abisso rispetto ai 32.000 dollari del Giappone.

La crescita indiana è descritta dagli economisti come una “ripresa a forma di K”: le élite e le grandi imprese prosperano, mentre le campagne e i giovani laureati faticano a trovare impieghi di qualità, con una disoccupazione giovanile che resta ostinatamente alta. Il Giappone, pur scivolando in classifica, mantiene una qualità della vita e una distribuzione della ricchezza che l’India impiegherà decenni a eguagliare.

Prossima fermata: Germania

Con Tokyo ormai nello specchietto retrovisore, New Delhi ha già messo nel mirino la preda successiva: la Germania. Con l’economia tedesca in stagnazione, le proiezioni indicano che l’India potrebbe conquistare il terzo gradino del podio mondiale, dietro solo a USA e Cina, già entro il 2027.

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