Se aveste detto a un analista nel 2024 che l’Europa avrebbe vissuto il suo miglior anno borsistico da oltre un decennio, battendo le aspettative globali mentre la sua locomotiva economica (la Germania) sfiorava la recessione, vi avrebbero probabilmente riso in faccia. Eppure, il 2025 si è chiuso raccontando esattamente questa storia: l’anno in cui gli investitori hanno riscoperto il valore della Old Economy europea, banche, difesa e industria pesante, a discapito della tecnologia speculativa.
Con l’indice STOXX 600 in rialzo del 17%, l’Europa ha beneficiato di un insieme di fattori favorevoli: la BCE ha tagliato i tassi portandoli a un livello “Goldilocks” del 2,0% (né troppo alti per soffocare l’economia, né troppo bassi per uccidere i margini bancari), e la Germania ha rotto il tabù del debito con un piano di stimoli colossale.
Ecco come si sono comportati i protagonisti di questa inattesa corsa al rialzo.
La rivincita del sud Europa
La vera sorpresa del 2025 è stata la performance della “Periferia”, che è diventata il centro nevralgico dei rendimenti.
Spagna (IBEX 35): (+49%) L’IBEX 35 è stato indiscutibilmente il miglior indice tra i mercati sviluppati, chiudendo con un rialzo mostruoso del 49%, il miglior risultato dal 1993.
- Il Motore: Le banche spagnole hanno macinato utili record grazie ai tassi ancora robusti. Banco Santander (+126%) e BBVA hanno guidato la carica. Ma la vera stella è stata Indra Sistemas (+184%), trasformatasi in un pilastro della difesa europea.
- Il Contesto: L’economia spagnola è cresciuta del 2,8%, trainata dal turismo e da una minore esposizione alla crisi industriale tedesca. Madrid è diventata il rifugio sicuro per eccellenza.
Italia (FTSE MIB): (+30%) Piazza Affari ha consolidato il suo ruolo, superando i 45.000 punti. L’Italia ha beneficiato di un “super-ciclo” negli investimenti per la difesa e le infrastrutture.
- I Protagonisti: Fincantieri (+140%) è stato il titolo migliore, spinto da ordini navali militari e civili. Leonardo (+90%) ha continuato a correre grazie al riarmo globale. Sorprendente il recupero di Telecom Italia (+107%), premiata per la vendita della rete e la riduzione del debito.
- Le Note Dolenti: Il lusso e l’auto hanno sofferto. Stellantis (-25%) e Ferrari (-22%) hanno pagato il rallentamento della domanda e i dubbi sull’elettrico.
Il paradosso del centro-nord
Mentre il Sud correva grazie ai fondamentali economici, il Nord Europa ha vissuto una dicotomia tra borsa ed economia reale.
Germania (DAX 40): (+22,7%) Il DAX è volato, ma l’economia tedesca è rimasta al palo (+0,2% di PIL). Come si spiega? Il mercato ha festeggiato il futuro, non il presente. L’approvazione del Fondo Speciale da 500 miliardi di euro per infrastrutture e difesa ha cambiato tutto.
- Chi vince: Gli investitori hanno comprato tutto ciò che beneficia della spesa pubblica. Rheinmetall (+140%) è l’emblema di questa nuova era di riarmo, affiancata da Siemens Energy (+120%) che deve modernizzare la rete elettrica nazionale.
- Chi perde: L’industria automobilistica tradizionale è in crisi profonda, con Volkswagen che lotta per la redditività.
Regno Unito (FTSE 100): (+21,5%) Londra ha registrato la sua migliore performance dal 2009. Spesso criticato per la mancanza di titoli tecnologici, il FTSE 100 ha trasformato questo “difetto” in virtù.
- Il Motore: Materie prime e banche. Con l’oro ai massimi storici, i minatori come Fresnillo (+450%) hanno dominato. Rolls-Royce (+100%) ha continuato il suo recupero spettacolare grazie ai motori d’aereo e ai contratti per la difesa.
I ritardatari: instabilità politica e volatilità tech
Non tutte le piazze hanno brillato con la stessa intensità.
Francia (CAC 40): (+10%) Parigi è stata la grande delusione. L’instabilità politica cronica, con governi che faticano a durare, ha allargato lo spread e spaventato gli investitori esteri.
- Il Freno del Lusso: Il CAC 40 dipende troppo dal lusso, e il 2025 è stato l’anno in cui la Cina ha smesso di comprare. LVMH e Kering hanno sottoperformato. Unica nota lieta: Société Générale (+152%), che ha seguito il trend rialzista delle banche europee.
Olanda (AEX): (+7,2%) Amsterdam ha pagato la sua dipendenza dalla tecnologia. ASML, il gigante dei chip, ha subito una forte volatilità a causa delle restrizioni all’export verso la Cina, zavorrando l’intero indice nonostante la solidità di titoli difensivi come Unilever.
Cosa ci insegna il 2025?
Il 2025 ha dimostrato che in Europa la politica fiscale conta più di quella monetaria. Il fondo tedesco da 500 miliardi e il PNRR nel Sud Europa hanno creato una rete di sicurezza che ha permesso alle borse di ignorare la stagnazione manifatturiera.





