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La Cina ha fame di chip: Nvidia chiama TSMC per un ordine da 2 milioni di H200

Dic 31, 2025 | Aziende

È una corsa contro il tempo e contro la logistica quella che si sta consumando nelle ultime ore dell’anno tra la California e Taiwan. Secondo un’esclusiva battuta oggi dall’agenzia Reuters, Nvidia ha avviato trattative urgenti con TSMC per riattivare massicciamente le linee di produzione del chip H200, nel tentativo di soddisfare una domanda cinese che ha colto di sorpresa persino il gigante di Santa Clara.

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L’aritmetica del deficit

I numeri svelati dalle fonti sono impietosi: i colossi tecnologici cinesi, tra cui spiccano ByteDance e Alibaba, hanno piazzato ordini per oltre 2 milioni di chip H200 da consegnare nel corso del 2026. Il problema? I magazzini di Nvidia sono quasi vuoti rispetto a questa richiesta: l’inventario attuale conta appena 700.000 unità, di cui circa 100.000 nella variante “superchip” GH200.

Per colmare questo buco da 1,3 milioni di pezzi, Nvidia ha chiesto a TSMC di potenziare la produzione a partire dal secondo trimestre del 2026, una mossa inusuale dato che le fonderie taiwanesi si stavano ormai concentrando quasi esclusivamente sui chip di nuova generazione Blackwell.

La “tassa Trump” e il prezzo della sopravvivenza

A rendere lo scenario ancora più complesso è il nuovo quadro geopolitico. L’amministrazione Trump ha recentemente autorizzato l’export di questi processori verso la Cina, ma a una condizione: il pagamento di una tassa del 25% su ogni transazione destinata al Tesoro USA. Nonostante questo dazio, le aziende cinesi sono disposte a pagare circa 27.000 dollari per singolo chip (con un costo per modulo server da 8 chip che tocca gli 1,5 milioni di yuan), pur di non perdere terreno nella corsa all’Intelligenza Artificiale.

Il motivo di tale disperazione è tecnico. L’alternativa domestica, il chip Huawei Ascend 910C, sta affrontando gravi problemi di produzione. I report indicano che il tasso di rendimento (yield) delle fabbriche cinesi è fermo al 40%, rendendo impossibile per Huawei soddisfare da sola la domanda interna nel breve periodo.

Miliardi in gioco

La posta in gioco è astronomica. Solo ByteDance, la società madre di TikTok, ha pianificato un investimento di circa 14 miliardi di dollari per assicurarsi l’hardware Nvidia nel 2026. Mentre i primi lotti prelevati dalle scorte esistenti potrebbero partire verso la Cina già a metà febbraio, subito prima del Capodanno Lunare l’intero accordo resta appeso a un filo: Pechino non ha ancora dato il via libera ufficiale alle importazioni, temendo di soffocare l’industria locale dei semiconduttori.

Il 2026 si apre dunque con un paradosso: l’America tassa la tecnologia che vende al suo rivale strategico, e la Cina paga il prezzo dell’innovazione americana per mantenere viva la sua ambizione di superpotenza digitale.

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