C’è una battaglia silenziosa ma feroce in corso nei corridoi del Dipartimento del Tesoro americano, e la posta in gioco è il futuro del vostro portafoglio digitale. Da una parte ci sono i colossi di Wall Street, dall’altra gli exchange di criptovalute. Al centro della disputa? Il diritto di pagarvi degli interessi sui dollari digitali.
Tutto nasce dal GENIUS Act, la storica legge sulle stablecoin firmata dal Presidente Trump nel luglio 2025. La norma ha introdotto una regola ferrea: gli emittenti di stablecoin (come Circle, che emette USDC) non possono pagare interessi ai detentori. L’obiettivo era chiaro: evitare che queste società diventassero banche non regolamentate.
Tuttavia, fatta la legge, trovato l’inganno (o meglio, l’innovazione). Piattaforme come Coinbase e PayPal hanno continuato a offrire rendimenti (fino al 4-5%) ai propri utenti, classificandoli non come “interessi”, ma come “ricompense di marketing” pagate di tasca propria.
L’Offensiva delle Banche: “Chiudete quel buco normativo”
Per le banche tradizionali, questa è concorrenza sleale. L’American Bankers Association (ABA) e il Bank Policy Institute (BPI) hanno lanciato una massiccia campagna di lobbying per chiudere questa “scappatoia”. La loro tesi è apocalittica: se i cittadini possono tenere i soldi su un wallet crypto ottenendo il 4% di rendimento, mentre i conti correnti offrono quasi zero, si verificherà una fuga di depositi devastante.
I numeri messi sul tavolo sono allarmanti: le lobby stimano che una migrazione di massa verso le stablecoin potrebbe sottrarre alle banche locali fino a 1.500 miliardi di dollari di capacità di prestito, colpendo mutui e finanziamenti alle piccole imprese. Per questo chiedono al Tesoro di vietare a chiunque – non solo agli emittenti, ma anche agli exchange – di pagare qualsiasi forma di rendimento sulle stablecoin.

La Difesa Crypto
L’industria crypto, guidata dalla Blockchain Association, risponde che le banche stanno cercando di usare la legge per proteggere il loro monopolio sui depositi a basso costo. Ma c’è un dettaglio che rende la posizione delle banche quantomeno ironica.
Mentre i loro avvocati chiedono il divieto di rendimento per le stablecoin, le stesse banche stanno lanciando prodotti quasi identici, ma accessibili solo ai grandi investitori. È il caso del fondo MONY (My OnChain Net Yield) di JPMorgan, lanciato su Ethereum proprio questo mese, o del fondo BUIDL di BlackRock.
Questi prodotti sono “tokenizzati”, vivono sulla blockchain esattamente come le stablecoin, ma sono strutturati legalmente come fondi monetari o depositi. La differenza? Essendo prodotti bancari o finanziari tradizionali, possono legalmente pagare interessi.
In sintesi, la strategia bancaria appare duplice: usare il GENIUS Act per rendere le stablecoin “sterili” e poco attraenti per il pubblico retail, e contemporaneamente offrire la propria alternativa “fruttifera” ai clienti istituzionali.
Cosa Succede Ora?
La palla è ora nel campo del Dipartimento del Tesoro, che sta analizzando centinaia di commenti ricevuti fino allo scorso novembre. La decisione finale determinerà se il dollaro digitale sarà uno strumento democratico che offre rendimento a tutti, o se tornerà ad essere un privilegio gestito esclusivamente dalle grandi istituzioni finanziarie.
Se le banche vinceranno, il vostro wallet crypto potrebbe diventare un semplice portafoglio inerte. Se vinceranno gli exchange, la guerra per i vostri depositi è appena iniziata.





