La holding della famiglia Garavoglia chiude la vertenza sull’Exit Tax ed evita il maxi-sequestro da 1,3 miliardi. Analisti soddisfatti: “Rimosso un rischio enorme per il titolo”.
Milano, 17 Dicembre 2025 – La tempesta che minacciava la governance di Campari si è risolta con una firma e un bonifico. Lagfin, la cassaforte lussemburghese della famiglia Garavoglia che controlla il gigante degli spirit, ha siglato ieri un accordo con l’Agenzia delle Entrate per chiudere la complessa vertenza fiscale legata al trasferimento della sede all’estero.
L’accordo in cifre: sconto e rate
Il “prezzo della pace” è stato fissato a 405 milioni di euro. Una cifra rilevante, ma decisamente inferiore rispetto alla pretesa iniziale che, lo scorso ottobre, aveva portato la Procura di Milano a disporre un sequestro preventivo di azioni Campari per un valore di circa 1,3 miliardi di euro. L’intesa, definita tecnicamente “accertamento con adesione”, prevede un piano di rientro in due fasi che non stresserà la cassa della società:
- Subito: Un acconto di 152 milioni di euro sarà versato entro il 31 dicembre 2025. Lagfin ha fatto sapere di poter coprire questa somma con “risorse disponibili e già accantonate”, senza dover vendere asset.
- A rate: I restanti 253 milioni saranno pagati in rate trimestrali a partire da giugno 2027 fino al settembre 2029.

Perché Lagfin ha pagato?
Al centro dello scontro c’era la fusione transfrontaliera tra la vecchia holding italiana Alicros e la stessa Lagfin (2018-2020). Per il Fisco, l’operazione aveva generato una plusvalenza non tassata (Exit Tax) miliardaria. Pur dichiarandosi “certa che in un contenzioso avrebbe prevalso”, la holding ha scelto la via della transazione per evitare una battaglia legale che sarebbe durata anni, mettendo a rischio la stabilità dell’azionariato.
La reazione del mercato
Piazza Affari ha accolto la notizia con pragmatismo. Dopo i rialzi dei giorni scorsi sulle voci dell’accordo, il titolo Campari ha chiuso la seduta del 16 dicembre con una lieve flessione (-1,02% a 5,83 euro), un classico movimento di “sell on news”. Tuttavia, il giudizio degli analisti è unanime: l’accordo è positivo perché rimuove l’“overhang”, ovvero il rischio che un enorme pacchetto di azioni venisse riversato sul mercato per pagare le tasse. Come sottolineato dagli esperti di Equita e Intermonte, la sostenibilità finanziaria del pagamento è garantita e la presa della famiglia Garavoglia sul gruppo resta salda.
Con questo accordo si chiude definitivamente un capitolo che aveva tenuto gli investitori col fiato sospeso per tutto l’autunno, permettendo al management di Campari di tornare a concentrarsi esclusivamente sul business e sulle strategie di crescita globale.





