Per decenni, il sistema finanziario globale ha fatto affidamento su una costante quasi immutabile: il denaro giapponese costa poco. Lo Yen giapponese (JPY) non è stato solo la valuta di una nazione insulare, ma il lubrificante essenziale per i mercati del rischio di tutto il mondo, da Wall Street alle borse cripto decentralizzate. Il 19 dicembre 2025, questa certezza è destinata a crollare, con conseguenze che potrebbero ridefinire l’assetto degli investimenti per i prossimi anni.
Lo Yen: L’Ancora della Liquidità Globale
Per comprendere la magnitudo dell’evento atteso per il 19 dicembre, bisogna prima capire il ruolo strutturale dello yen. A causa di decenni di lotta alla deflazione, la Bank of Japan (BoJ) ha mantenuto i tassi di interesse a zero o in territorio negativo per un periodo prolungato, rendendo lo yen la valuta di finanziamento (“funding currency”) per eccellenza.
Il Meccanismo del Carry Trade
Il “Yen Carry Trade” è stata una delle strategie più popolari e redditizie per gli investitori istituzionali:
- Indebitamento: Gli investitori prendono in prestito yen a tassi irrisori.
- Conversione: Vendono yen per acquistare dollari o altre valute (mantenendo lo yen debole).
- Investimento: Reinvestono i capitali in asset ad alto rendimento: Treasury USA, azioni tecnologiche (Nasdaq), obbligazioni dei mercati emergenti (es. Brasile, Messico) e, sempre più spesso, criptovalute.
Questo flusso di capitali ha creato una connessione diretta tra la politica monetaria di Tokyo e le valutazioni degli asset a New York e Londra. Si stima che, a metà 2025, le posizioni finanziate in yen superassero i 3.400 miliardi di dollari, una massa di liquidità speculativa che ora rischia di prosciugarsi.
19 Dicembre 2025: L’Inversione di Tendenza
I mercati finanziari assegnano ora una probabilità vicina al 98% che la BoJ alzi i tassi di riferimento dallo 0,50% allo 0,75% nella riunione del 19 dicembre. Sebbene un incremento di 25 punti base possa sembrare modesto, rappresenta il tasso più alto in Giappone dal 1995, segnalando la fine definitiva dell’era del “denaro gratis”.
Perché ora?
La decisione è guidata da una insieme di fattori interni:
- Inflazione Strutturale: L’inflazione core giapponese si è stabilizzata sopra il 2-3%, non più come fenomeno transitorio ma radicato.
- Aumenti Salariali: Le negoziazioni sindacali (“Shunto”) hanno garantito aumenti salariali significativi, creando quel ciclo virtuoso salari-prezzi che la BoJ attendeva da anni.
- Pressione Politica: Il governo del Primo Ministro Takaichi, pur favorevole alla crescita, ha dato il via libera alla stretta per contrastare l’eccessiva debolezza dello yen, che stava erodendo il potere d’acquisto delle famiglie attraverso l’importazione di inflazione energetica.
Le Conseguenze sui Mercati Globali

L’aumento dei tassi in Giappone agisce come una “chiamata a margine” globale.
1. Il Grande Rimpatrio dei Capitali
Il Giappone è il più grande detentore estero di debito pubblico statunitense, con oltre 1.100 miliardi di dollari in Treasury. Con i rendimenti dei titoli di stato giapponesi (JGB) a 10 anni che si avvicinano al 2%, gli investitori istituzionali giapponesi (fondi pensione, assicurazioni) sono incentivati a vendere asset esteri per “tornare a casa”. Questo potrebbe esercitare una pressione al rialzo sui rendimenti dei bond USA e europei, aumentando il costo del debito per le economie occidentali.
2. Volatilità nei Mercati Emergenti
Le valute dei mercati emergenti, spesso beneficiarie dei flussi del carry trade, sono le più esposte. Un apprezzamento dello yen costringe gli investitori a chiudere le posizioni speculative su valute come il Real brasiliano o il Peso messicano, innescando potenziali crisi valutarie locali.
3. La Fuga verso il Franco Svizzero
Un fenomeno interessante emerso recentemente è la rotazione parziale verso il Franco Svizzero (CHF). Di fronte all’incertezza giapponese, alcuni hedge fund stanno iniziando a utilizzare il CHF come valuta di finanziamento alternativa, dato che i tassi svizzeri rimangono bassi. Tuttavia, la liquidità del CHF non è paragonabile a quella dello JPY, rendendo questa una soluzione parziale e rischiosa.
Bitcoin: Il Canarino nella Miniera
Nessun asset illustra la sensibilità alla liquidità globale meglio di Bitcoin. Storicamente, Bitcoin ha reagito negativamente a ogni stretta monetaria della BoJ, fungendo da indicatore anticipatore per gli asset di rischio.
Correlazione e Previsioni
I dati storici recenti sono impietosi:
- Marzo 2024: Rialzo tassi BoJ -> Bitcoin -23%
- Luglio 2024: Rialzo tassi BoJ -> Bitcoin -26%
- Gennaio 2025: Rialzo tassi BoJ -> Bitcoin -31%
La logica è meccanica: molti trader utilizzano la leva finanziaria per acquistare Bitcoin. Quando il costo del denaro (Yen) aumenta o la valuta di prestito si apprezza, i margini si comprimono e scattano le liquidazioni forzate.
Gli analisti prevedono che, se il pattern dovesse ripetersi dopo il 19 dicembre, Bitcoin potrebbe subire un drawdown simile, portando il prezzo a testare il supporto critico dei 70.000 dollari. Una rottura di questo livello potrebbe segnalare una fase di correzione più profonda e prolungata.
Conclusione: Verso un Nuovo Equilibrio
L’aumento dei tassi del 19 dicembre potrebbe non essere un evento isolato, ma l’inizio di una normalizzazione che proseguirà nel 2026 e 2027. Gli investitori globali devono prepararsi a un mondo in cui la liquidità giapponese non è più scontata.
Per chi opera nei mercati crypto e azionari, l’attenzione deve spostarsi dai grafici tecnici ai flussi macroeconomici: il tasso di cambio USD/JPY e i rendimenti dei JGB sono diventati le metriche più importanti da monitorare. La “put” della liquidità gratuita è scaduta; inizia l’era della selezione del valore reale.





