I dati commerciali rilasciati oggi dall’Amministrazione Generale delle Dogane cinesi dipingono il ritratto di un’economia globale in piena frattura tettonica. Se da un lato il motore delle esportazioni cinesi ha ripreso a ruggire, registrando una crescita complessiva del 5,9% a novembre e smentendo le previsioni più pessimiste, dall’altro si è consumato un crollo storico nel commercio bilaterale con gli Stati Uniti.
Per l’ottavo mese consecutivo, le spedizioni verso gli Stati Uniti hanno subito una contrazione a doppia cifra, precipitando del 28,6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, in una dimostrazione di resilienza (o di aggressiva diversificazione), la Cina ha compensato questa perdita inondando altri mercati, portando il suo surplus commerciale cumulativo per il 2025 a superare la soglia psicologica di 1.000 miliardi di dollari per la prima volta nella storia.

La “Grande Divergenza” Geografica
Il calo verso l’America è drastico, ma la mappa del commercio cinese si sta ridisegnando a velocità sorprendente. Mentre le navi cargo verso Los Angeles viaggiano semivuote, quelle dirette verso il “Sud Globale” e l’Europa sono a pieno carico. I dati di novembre mostrano un aumento dell’export verso l’Unione Europea del 14,8%, un segnale che potrebbe presto riaccendere le tensioni con Bruxelles. Ancora più marcata la spinta verso i mercati emergenti: le esportazioni verso l’Africa sono balzate di circa il 28%, mentre quelle verso l’area ASEAN (Sud-est asiatico) sono cresciute dell’8,2%.
Questo spostamento non è casuale. Secondo gli analisti di Morgan Stanley, la Cina sta consolidando la sua quota di mercato globale (prevista al 16,5% entro il 2030) puntando su veicoli elettrici, batterie e robotica, aggirando il muro protezionistico americano.
Perché la Tregua non ha Funzionato (per ora)?
Molti osservatori si aspettavano numeri migliori dopo la cosiddetta “Tregua di Kuala Lumpur” (o Accordo della Corea del Sud) siglata a fine ottobre tra il Presidente Trump e Xi Jinping. L’accordo ha sospeso nuovi dazi e riaperto il commercio di minerali critici, ma i benefici tardano ad arrivare. Gli economisti di ING Bank spiegano questo ritardo con “effetti base sfavorevoli” e logistici: gli ordini per il Natale 2025 erano già stati spediti o cancellati molto prima della firma della tregua. Inoltre, l’effetto “front-loading”, la corsa delle aziende a spedire merci prima dell’arrivo dei dazi, si è esaurito a ottobre, lasciando un vuoto fisiologico nei volumi di novembre.
Il Risveglio delle Terre Rare
Un segnale immediato della distensione politica, tuttavia, c’è stato. Le esportazioni cinesi di terre rare sono balzate del 26,5% su base mensile a novembre. Dopo mesi di restrizioni che avevano allarmato l’industria tech occidentale, i rubinetti cinesi si sono riaperti come parte degli accordi presi con Washington, confermando quanto questa leva sia diventata un’arma negoziale strategica per Pechino.
Cosa Significa per l’Europa e l’Italia
Per l’Europa, questi dati sono un’arma a doppio taglio. L’afflusso di beni cinesi (+14,8%) aiuta a mantenere bassi i prezzi, ma minaccia le industrie locali. Il Centro Studi Confindustria avverte che l’industria europea è già in affanno e che “dazi e dollaro svalutato” continuano a erodere la competitività dell’export italiano. La Cina sta esportando la sua sovraccapacità produttiva, e se la porta americana resta chiusa, quella europea rischia di diventare l’unica valvola di sfogo, aumentando il rischio di nuove misure protezionistiche nel 2026.





