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Ray Dalio chiama la “Bolla”, ma Bridgewater investe su azienda AI

Nov 28, 2025 | Finanza

Nel mondo della finanza, poche voci risuonano con l’autorità di Ray Dalio. Quando il fondatore di Bridgewater Associates va in TV a dire che il mercato è in “territorio di bolla”, Wall Street ascolta. Eppure, i documenti appena depositati alla SEC svelano una mossa che, a prima vista, sembra smentire il maestro: Bridgewater ha appena scommesso 37 milioni di dollari su CoreWeave, uno dei nomi più speculativi del boom dell’Intelligenza Artificiale.

Come si concilia l’avvertimento apocalittico di Dalio con questo acquisto aggressivo? La risposta non sta in un errore, ma in una strategia di “rotazione” estremamente sofisticata.

L’Allarme: “Siamo all’80% della strada”

Nell’intervista rilasciata la scorsa settimana alla CNBC, Dalio è stato chiaro: secondo il suo “Bubble Indicator”, il mercato azionario USA ha raggiunto l’80% delle condizioni che hanno preceduto i crolli del 1929 e del 2000. Le valutazioni sono alte e l’euforia è palpabile. Tuttavia, Dalio ha aggiunto una sfumatura cruciale: “Non abbiamo ancora la puntura della bolla”. Le bolle non scoppiano solo perché sono care; scoppiano quando manca la liquidità.  

La Mossa: Vendere i vincitori, comprare gli “sconfitti”

Mentre i titoli dei giornali si concentrano sull’acquisto di CoreWeave, il vero segnale arriva da ciò che Bridgewater ha venduto. Nel terzo trimestre del 2025, il fondo ha tagliato drasticamente le sue posizioni nei giganti tech: ha venduto il 65% delle sue azioni Nvidia, dimezzato la quota in Alphabet e ridotto significativamente Meta.  

Bridgewater sta incassando i profitti sui titoli che hanno guidato la corsa (e che ora sono ai massimi) per spostare il capitale su asset che il mercato ha punito. Qui entra in gioco CoreWeave.

Perché CoreWeave? La tesi del “Resource Grab”

A differenza di Nvidia, che continua a volare, il titolo CoreWeave (CRWV) è crollato di oltre il 60% dai suoi massimi. Bridgewater non sta comprando ai massimi; sta comprando un titolo “distressed”.  

CoreWeave non progetta chip, ma gestisce l’infrastruttura fisica (data center) necessaria per farli funzionare. Greg Jensen, co-CIO di Bridgewater, ha recentemente descritto l’attuale fase come un “Resource Grab” (accaparramento di risorse). In un mondo in cui le Big Tech competono per la supremazia nell’AI, l’accesso fisico alla potenza di calcolo diventa la risorsa più scarsa e preziosa.  

Nonostante un debito preoccupante di oltre 10 miliardi di dollari, CoreWeave ha un portafoglio ordini (backlog) di 55 miliardi. Bridgewater sta scommettendo che, anche se la bolla speculativa sui software dovesse sgonfiarsi, la domanda di infrastruttura fisica rimarrà vitale per la sicurezza nazionale e aziendale americana.  

Conclusione: Ballare vicino all’uscita

L’operazione di Bridgewater non è una scommessa cieca sull’AI, ma un arbitraggio. Dalio vede la bolla, quindi il fondo riduce l’esposizione ai titoli più “affollati” come Nvidia. Ma poiché la festa non è ancora finita (il “melt-up” finale), mantengono un piede nel settore acquistando CoreWeave a prezzi di saldo. È la classica mossa da hedge fund: proteggersi dal crollo macroeconomico mentre si cerca valore nelle macerie microeconomiche.

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