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MPS, l’utile a 1,37 miliardi batte le stime: la forte rinascita e la privatizzazione finale

Nov 7, 2025 | Finanza

Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con un utile netto consolidato di 1,37 miliardi di euro, superando nettamente le aspettative degli analisti e sancendo il successo definitivo del piano di risanamento. I risultati, definiti “spettacolari” dall’Amministratore Delegato Luigi Lovaglio, hanno innescato una reazione immediata a Piazza Affari, con un balzo del titolo (+4,36%) e una ridefinizione delle prospettive future dell’istituto senese.  

1. La Crescita è Industriale, Non Solo Fiscale

Il dato di 1,366 miliardi di euro di utile netto segna una crescita “core” del 17,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questa crescita è interamente guidata dalla gestione industriale. L’utile del 2024 era infatti gonfiato da un beneficio fiscale straordinario di 470 milioni di euro; escludendo tali effetti non ricorrenti, la performance operativa di quest’anno si conferma superiore.  

I driver della redditività sono chiari:

  • Ricavi Stabili e Diversificati: Sebbene il Margine di Interesse (NII) sia calato del 7,4% a causa della normalizzazione dei tassi BCE, i ricavi complessivi sono rimasti stabili (+0,5%), grazie alla decisa crescita delle commissioni nette (+8,5%) e della gestione finanziaria. Questo dimostra una solida diversificazione verso servizi meno sensibili al ciclo dei tassi.  
  • Efficienza ai Vertici: La rigorosa disciplina sui costi ha portato il rapporto Cost-to-Income (C/I) al 46% , un livello competitivo.  

2. Il Capitale Libera i Dividendi e l’Uscita dello Stato

La straordinaria solidità patrimoniale è la chiave di volta del nuovo capitolo di MPS. Il CET1 ratio fully loaded (coefficiente patrimoniale primario) si è attestato al 16,9% , creando un ampio cuscinetto di capitale in eccesso.  

Questo surplus ha permesso al management di Lovaglio di proporre l’implementazione di un (raro) pay-out ratio al 100%, destinando potenzialmente la totalità dell’utile alla distribuzione di dividendi.  

Per lo Stato, che detiene ancora circa il 26,73% della banca , questa performance è cruciale. L’alto rendimento da dividendi rende la quota del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) un asset molto più attraente e monetizzabile, facilitando l’operazione di privatizzazione finale concordata con l’Unione Europea. Il Tesoro ha già monetizzato 1,57 miliardi di euro cedendo quote negli ultimi due anni.  

3. La Sfida Futura: L’Integrazione Mediobanca

L’eccellenza raggiunta nella gestione standalone si affianca ora alla grande sfida strategica: l’acquisizione di Mediobanca. L’AD Lovaglio ha definito l’operazione come l’apertura di un “nuovo capitolo nei 553 anni di storia di Mps”, puntando a creare un gruppo leader e “resiliente” con forti sinergie, in particolare nel Wealth Management.  

Sebbene l’acquisizione sia già stata consolidata nello stato patrimoniale di MPS al 30 settembre 2025 , il suo contributo al conto economico (e la prova dell’efficacia gestionale) inizierà solo dal quarto trimestre 2025.  

Mentre il mercato apprezza i fondamentali rafforzati (con un target price medio a 12 mesi di 9,518 euro secondo gli analisti ), l’integrazione con Mediobanca, sebbene promettente, introduce il rischio di esecuzione che sarà il banco di prova per il nuovo Piano Industriale, atteso nel primo trimestre 2026. Questo piano dovrà dimostrare la capacità del management di Lovaglio di trasformare due banche complementari in un gruppo finanziario unito e più forte, capitalizzando sul successo del risanamento e chiudendo l’ultimo miglio della privatizzazione.

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